“Dobbiamo evitare un governo M5s-Lega per il bene del Paese”. “Basta assistere, prepariamoci a una seconda fase”. Quando ormai sembrava che il gioco dei veti incrociati dei partiti condannasse il Parlamento allo stallo generale, un segnale è arrivato dall’assemblea dei gruppi parlamentari del Partito democratico. Dario Franceschini, esponente della minoranza, ha infatti preso la parola e si è esposto contro la linea dell’opposizione a qualsiasi costo in Parlamento. Che cosa significhi nel concreto è difficile da dire: “Non sto proponendo un governo con M5s”, ha detto. Ma piuttosto “dobbiamo condizionare il Movimento perché diventi una forza riformista”. A lui sono andati dietro il deputato Francesco Boccia e pure il collega Andrea Orlando. Ovvero i nomi della minoranza che da giorni hanno espresso i loro malumori contro l’arroccamento renziano. Addirittura Franceschini ha attaccato il capogruppo Andrea Marcucci al Senato: “Andrea, scappano i tweet, ma quel tweet non doveva scappare. ‘Non vedo l’ora che facciano un governo M5s-Lega‘? Non conosco nella storia mondiale un partito che si auguri che facciano un governo i suoi avversari perché così pensa di guadagnare qualche voto”. E’ un segnale di rottura interno molto significativo, ma per ora vuol dire poco a livello di schemi politici generali. Anche perché la linea ufficiale, quella del segretario Maurizio Martina in primis, non sembra essere scalfita. “Non possiamo non stare all’opposizione”, ha detto il presidente dem Matteo Orfini. Ma anche il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio ha chiuso alla proposta di “Di Maio” che dice – è “una operazione trasformistica e di potere”. L’assemblea si è chiusa senza un voto, con Martina che facendo una sintesi ha confermato il “niet” a M5s. Almeno fino all’incontro con Mattarella.

Il contesto generale rimane ancora bloccato. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di fare il secondo giro di consultazioni giovedì e venerdì, dopo aver concesso altro tempo alle forze politiche. Una riflessione che, se non porterà a soluzioni concrete, molto probabilmente spingerà il Capo dello Stato a individuare una via alternativa. E perché no ad affidare l’incarico esplorativo a un terzo che possa sondare le disponibilità dei partiti. Sono ancora solo ipotesi e chi osserva, dopo aver fatto i primi inviti, è il capo politico M5s Luigi Di Maio: “Stiamo lavorando ogni giorno per formare un governo del cambiamento ma non ha senso andare a governare se non cambia tutto e se non si ha il potere di cambiare in meglio la vita dei cittadini. Per questo vi dico che se ci mettiamo un po’ di tempo è perché vogliamo il meglio, non un governo del tirare a campare”.

Sul fronte del centrodestra le acque non sono più calme. Il centrodestra andrà al Quirinale compatto, almeno stando alle dichiarazioni, ma dentro manca un’unità di intenti. Il M5s rifiuta di sedersi al tavolo con Silvio Berlusconi e la Lega non intende mollare gli alleati. Quindi per ora non può succedere niente. Non a caso Matteo Salvini ha fatto sapere che sarà al fianco di Marine Le Pen il primo maggio a Nizza, come annunciato dal Menl, Movimento Europa delle Nazioni. Il leader della Lega e la presidente del Front National saranno protagonisti di un comizio comune per sottolineare “l’affermazione di un identico impegno per la difesa dell’identità e della sovranità delle nazioni”. Una scelta che non potrà non avere un effetto anche sulla politica italiana e, in qualche modo, condizionare le future geografie di governo.

Martina: “Non staremo alla finestra”
Il primo ad intervenire all’assemblea dei parlamentari dem è stato il segretario reggente Maurizio Martina, che ha ribadito la linea dell’opposizione anche se ha lasciato qualche spiraglio d’apertura. “Non possiamo immaginare la strada proposta da Di Maio”, ha detto, “la sua è una logica irricevibile. Pd e Lega non sono certo interscambiabili. Denunciare questo non significa essere indifferenti a quello che accade. Dobbiamo interpretare fino in fondo una posizione onesta e limpida, dicendo chiaramente che noi siamo parte di una iniziativa che si svilupperà per le vie parlamentari, senza stare alla finestra”. Una posizione che, almeno stando agli annunci, non significa “stare sull’Aventino”. Ma che nel concreto sicuramente non significa far partire un governo M5s. Quindi Martina ha concluso: “Lo scenario vede il Pd posizionato sulla linea decisa dalla direzione: il giudizio severo del 4 marzo ci impone una riorganizzazione profonda, non siamo noi a poter esprimere una opzione di governo“.

Franceschini: “Non è che ci compromettiamo se parliamo”
La frase che ha dato il via allo scontro è di Dario Franceschini, uno degli esponenti dem accusato fin da dopo il voto di lavorare per un’intesa con i 5 stelle. “Io credo”, ha detto, “che non basti assistere a quello che avviene”, ha detto. “Nessuno ha vinto in modo tale da poter governare il Paese e allora penso che non basti più soltanto assistere. La prima fase, con la direzione che ha dato la linea dell’opposizione, penso sia stata giusta, ma oggi dobbiamo prepararci a una seconda fase”. L’esponente della minoranza è andato oltre e ha anche lasciato intendere che si potrebbe valutare se accettare un incontro con i 5 stelle. “Siccome”, ha detto, “si è visto che non sono riusciti a formare un governo, perché non sviluppare noi una iniziativa? Altroché rifiutare il confronto. Addirittura le consultazioni sono state sospese perché i partiti si parlino tra loro. Non è che ci compromettiamo se parliamo”. “Perché – si è domandato – non ci infiliamo nelle loro contraddizioni? Perché non diciamo ‘siamo pronti a dialogare con chi condivide questi quattro punti’ e vediamo come funziona? Anche perché non c’è solo la possibilità di andare al governo, si può graduare l’opposizione a secondo del numero dei punti condivisi. In politica c’è anche la riduzione del danno al Paese. Io credo che ci sia un grande spazio per l’iniziativa politica del Pd”.

Franceschini ha anche attaccato gli esponenti della linea renziana: “Vi vedo già pronti a fare tweet: non sto proponendo un governo con M5s o di entrare in un governo Di Maio. Non mi attribuite cose non dette per costruire uno schema di comodo. E aggiungo che parlo per me, libero. Non impegno nessuno, non ho voglia in questa legislatura di impegnare nessuno e dico come la penso. Ci sono momenti nella vita politica in cui l’interesse del Paese e del partito coincidono. In altri momenti non coincidono e la scelta si fa più difficile: noi siamo in questo quadro. Il governo Lega-M5s apparentemente aiuta il Pd, perché ti trovi di fronte a un governo che tendenzialmente farà male e noi potremmo avere un vantaggio all’opposizione. Capisco, ma non possiamo immaginare che un governo sovranista faccia del bene al Paese, che lo auguriamo al Paese”. Quindi si è rivolto direttamente al capogruppo al Senato Andrea Marcucci: “Andrea, scappano i tweet, ma quel tweet non doveva scappare. ‘Non vedo l’ora che facciano un governo M5s-Lega’? Non conosco nella storia mondiale un partito che si auguri che facciano un governo i suoi avversari perché così pensa di guadagnare qualche voto”.

Orfini: “Pd non può non stare all’opposizione”
Contro Franceschini è intervenuto il presidente del Partito democratico Matteo Orfini, segno che il no ai 5 stelle rimane: “Non possiamo non stare all’opposizione”, ha detto. “Qui nessuno – ha sottolineato Orfini – pensa che voi vogliate fare i ministri in un governo Di Maio ma dobbiamo chiudere il ragionamento di Dario ricordando che il 50% degli italiani ha votato i sovranisti. Noi li abbiamo contrastati nella legislatura scorsa, oggi hanno l’onere primo di tentare di governare l’Italia”. Secondo Orfini “entrare in un governo sovranista Lega-M5s non è l’unico modo per contrastarlo”: “Bisogna aspettare che emergano le loro contraddizioni e allargare le crepe con una opposizione dura e ragionata. Non voglio essere il liquidatore della sinistra italiana, cosa che accadrebbe se ci annacquassimo nel governo M5s”.

Boccia: “Se abbiamo a cuore l’Italia dobbiamo cercare di far saltare il patto tra M5s e Lega”
La linea franceschini è appoggiata anche dal deputato dem, esponente della minoranza, Francesco Boccia. “Il 4 marzo”, ha detto, “il Paese ha scelto al Sud il M5s e al Nord la Lega. Insieme fanno il 50% tant’è che il M5s umilia, come mai era avvenuto prima, Berlusconi e FI, mentre Salvini finge di difenderli, ma nella sostanza tace pur di andare al governo. E noi cosa facciamo stiamo a guardare? Oppure diciamo ‘siamo felici se fanno il governo e vanno male’? Ma siamo così presi dai nostri destini dopo tutto quello che è successo tanto da non renderci conto che abbiamo il dovere di mettere l’Italia davanti a tutto? E se abbiamo a cuore l’Italia va fatto saltare il patto tra M5s e Lega“. Secondo Boccia, bisognerebbe entrare nel merito delle proposte M5s e sfidarli sui temi: “Dobbiamo sfidare nel merito il M5s – ha insistito – e sulle misure di contrasto alle povertà dobbiamo indicare le risorse aggiuntive per rafforzare quelle misure già nel Def. Sull’ambiente noi siamo quelli che hanno fatto diventare il livello di Co2 un indice del nostro bilancio e l’abbiamo fatto con loro e oggi è legge. E su questi temi la Lega è sempre stata contraria, così com’è contraria su ogni idea di Industria sociosostenibile. Vanno sfidati nel merito e messi alla prova. Per non parlare della sfida sulle regole sul capitalismo digitale. Dire noi siamo all’opposizione e basta è miope oltre che sbagliato. Abbiamo il dovere di sfidarli nel merito”, ha concluso Boccia.

Marcucci: “Chi ha vinto deve governare”
Dopo gli esponenti della minoranza ha preso la parola il capogruppo al Senato Andrea Marcucci che ha invece ribadito la linea dell’opposizione: “Il punto è che hanno vinto le elezioni e la realtà li costringerà a governare: il voto degli italiani va rispettato, chi ha vinto deve governare. Ci hanno chiesto di abiurare quattro anni di buon governo: non siamo disponibili a fare alcuna abiura. È impossibile qualsiasi governo con il M5s, tutto ci divide da loro”. Quindi va bene una discussione interna, ma niente di più. “Dobbiamo alimentare il dibattito interno e siamo gli unici a fare un confronto interno, ma poi dobbiamo stare sulla linea che decidiamo”. E ha poi ricordato il fallimento delle altre occasioni di confronto: “Nell’unico incontro tra Pd e M5s abbiamo registrato la strafottenza dei loro capigruppo”.