Cassa Depositi e Prestiti delibera l’ingresso nel capitale di Telecom Italia con una quota massima del 5 per cento. E mette subito le mani avanti sull’opportunità di investire in un’azienda con 33 miliardi di debiti: “L’operazione è coerente con i criteri di sostenibilità economico-finanziaria che caratterizzano tutte le iniziative di Cdp”, si legge in una nota del gruppo che già in passato, è intervenuto su Saipem per togliere le castagne dal fuoco all’Eni bruciando buona parte del suo investimento.

Per i vertici di Cdp, Telecom è insomma un buon affare: nonostante l’ingente debito e gli investimenti da fare in fibra e 5G, la società non è in perdita. Senza contare che il Tesoro, azionista della Cassa assieme alle fondazioni bancarie, ha stabilito per decreto che le telecomunicazioni sono un settore strategico su cui Cdp deve puntare. “Tale investimento rientra nella missione istituzionale di Cdp a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali e vuole rappresentare un sostegno al percorso di sviluppo e di creazione di valore, avviato dalla società in un settore di primario interesse per il Paese”, ha spiegato una nota ufficiale di Cdp che sarà quindi presente all’assemblea di Telecom del 24 aprile.

In quella occasione, il Tesoro dovrà quindi decidere se schierarsi con Vivendi oppure con il fondo Elliott che ha chiesto la revoca dei consiglieri francesi e la loro sostituzione con nomi di sua fiducia. Dal canto suo, Vivendi ha fatto sapere di non considerare ostile l’ingresso in scena di Cdp che costruirà progressivamente il pacchetto di titoli Telecom. Il gruppo francese ha inoltre depositato la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell’ex monopolista nell’assemblea del 4 maggio che Elliott vorrebbe invece venisse annullata. Tra i candidati c’è anche Franco Bernabè. Intanto, in attesa del cda di Telecom di lunedì 9 aprile, il rinato interesse pubblico sull’ex monopolista ha fatto sentire i suoi effetti a Piazza Affari dove le azioni Telecom Italia hanno guadagnato il 5,55 per cento.