Di nuovo la Valsusa al centro dell’attenzione. Questa volta non per il Treno ad alta velocità – tema che però potrebbe tornare di grande attualità se si forma un governo con Movimento 5 stelle – ma per le tensioni di frontiera con la Francia sui migranti.

La prepotente azione dei doganieri francesi a Bardonecchia, infatti, ha suscitato così tante reazioni perché è avvenuta in un contesto – forse un crescendo – di attivismo della polizia francese per respingere i migranti che tentano di entrare. L’episodio in sé (com’è noto) è particolare e quasi singolare, perché si tratta del controllo di un africano che stava andando in Italia, cioè il contrario di quanto accade di solito. Ma è avvenuto nel locale che provvisoriamente ospita la Ong che soccorre i migranti.

Più che analizzare il comportamento francese, vorrei ragionare e fare ipotesi su quello italiano. Una compattezza di proteste impressionante ha apparentemente unito destra e sinistra, amici e nemici dei migranti, alleati di Emmanuel Macron o di Marine Le Pen, sovranisti ed europeisti.

La destra è come al solito la più sfacciata ed ipocrita. Entrare in modo prepotente in un locale usato dalle Ong e costringere un cittadino a un immediato test delle urine non sono azioni che possano creare problemi a chi propugna più repressione, più maniere forti, a chi si oppone all’introduzione del reato di tortura e così via. E poi, altro che Macron: se avesse vinto il Front National della loro alleata Le Pen, la polizia francese si comporterebbe ancora più pesantemente.

La destra italiana – che ai migranti augura e farebbe ben di peggio – ha solo colto una questione di orgoglio nazionale da sbandierare, fino ad arrivare alle battute sui diplomatici francesi da espellere al posto di quelli russi. Ma se estendiamo lo sguardo anche alla reazione di altri ambienti e forze politiche può farsi strada un dubbio, un sospetto, forse solo un’ipotesi più o meno suggestiva.

Più o meno consapevolmente ce la stiamo prendendo con la Francia perché vogliamo che non respinga i migranti in Italia. L’ipotesi che avanzo è quella che la situazione in Val di Susa, la sua geografia, le caratteristiche della sua società civile, possano favorire una contestazione e una forzatura di fatto degli ormai famigerati e soffocanti accordi di Dublino (quelli che impediscono a chi è arrivato in Italia – e ha chiesto asilo in Italia – di espatriare).

Se migliaia di migranti – anche quando gli si spiega con chiarezza che in Francia sarebbero irregolari, privi del sostegno del circuito di accoglienza e passibili di espulsione – vogliono comunque andare in Francia, come glielo dovremmo impedire? E perché? È possibile che questa semplice considerazione possa oggi unire chi solidarizza coi migranti e ne rispetta quindi (anche quando non le condivide) le scelte e chi viceversa, ossessionato dalla cosiddetta invasione, non vede l’ora che diminuiscano.

“A nemico che fugge ponti d’oro”. Se sotto la protesta unanime per lo “schiaffo di Bardonecchia” c’è questa spinta a lasciare che i migranti escano dall’Italia, allora la faccenda si fa grossa e interessante.

Nei ghiacci e nelle slavine dell’inverno, infatti, era realistico contenere e frenare i passaggi in nome del pericolo di vita. Con l’arrivo della primavera e dell’estate non lo sarà più e la Valle di Susa potrebbe diventare una Ventimiglia molto meno contenibile. Mettendo a nudo l’assurdità di un sistema che vuole incentivare fino all’inutile Tav gli scambi logistici, ma che ripropone le vecchie frontiere come barriera al passaggio degli esseri umani.

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