In questa Pasqua ebraica e cristiana del 2018, con grande rammarico e tristezza, si può notare che il mondo ha perso ogni interesse nel conflitto israeliano-palestinese. La leadership israeliana, ovvero Benjamin Netanyahu e il suo entourage, e la leadership di Hamas che “amministra” la Striscia di Gaza, usano la sofferenza degli abitanti di Gaza per futili ragioni politiche.

Nessuna delle parti in gioco – né quella israeliana, né Hamas e né il Jihad islamico – è minimamente interessata, come dimostrato in questi mesi, a migliorare le condizioni di vita nella Striscia di Gaza. Netanyahu, contrario agli aiuti internazionali, si rifiuta di allentare la pressione sulla Striscia e i poveri abitanti, mentre Hamas da parte sua non fa di meglio, investendo soldi degli altri paesi arabi per costruire tunnel e non ospedali, per comprare armi e non per creare posti di lavoro, scuole o ogni altra struttura che possa migliorare la vita di chi la cattiva sorte ha fatto nascere a Gaza.

Questa tecnica di Hamas non è nuova, mi ricorda sia l’Egitto di Gamal Abd el-Nasser,  che di Assad (padre e figlio) che incolpavano di ogni fallimento economico e militare del loro paese quella che chiamavano “l’entità sionista”. Israele ha lasciato la striscia di Gaza, non c’è presenza israeliana dentro quel territorio. Hamas, o chi per lui, due settimane fa ha cercato di ammazzare il premier palestinese in visita nella Striscia. Qual era la ragione? Non si tratta del nemico israeliano, ma dell’Autorità palestinese e dei suoi membri più significativi. In termini di cifre, la manifestazione di ieri è stata un fallimento. Hamas si aspettava centomila persone, ne sono arrivate trentamila. L’esercito israeliano e il ministro della difesa Avigdor Lieberman si sono trovati di nuovo ad amministrare un evento in cui erano mescolati civili e gente armata. Così sedici palestinesi hanno perso la vita, quasi ottocento i feriti, e tutto ciò senza alcun risultato politico significativo, per Israele o gli abitanti della Striscia di Gaza.

Lasciare le trattative di pace alle iniziative di Donald Trump è un grave errore politico. Il presidente americano non conosce la politica mediorientale, non si interessa del conflitto e spesso manda diplomatici sbagliati a confrontarsi con una realtà complessa, sanguinosa, difficilissima a risolvere. La Comunità europea deve tornare a occuparsi della sorte di questi due popoli, ebrei e palestinesi, perché l’Europa ha tante colpe storiche sugli assurdi confini del Medioriente. Ma intanto si lascia il campo aperto a opportunisti e manipolatori politici, di entrambe le parti.
Non vorrei fare profezie catastrofiche, ma temo che questa violenza insensata del 30 marzo non sarà l’ultima: per come la vedo io, la Striscia di Gaza sarà usata sia dal governo israeliano sia da quello di Hamas per nascondere il fallimento politico e umanitario, che emerge con chiarezza anche in questa primavera del 2018.

Nota di agenzia all’immagine di evidenza: Palestinian fighters from the Fatah movement stand with Kalashnikov assault rifles during a funerary procession for 27-year-old farmer Omar Samour, who was killed earlier in the day by Israeli tank fire, in Khan Yunis, in the southern Gaza Strip on March 30, 2018. Local witnesses said Samour was working his land near the border when the shells hit, while an Israeli army spokesman reported that “two suspects approached the security fence along the southern Gaza Strip and began operating suspiciously. The shelling came just hours before the opening of large protest camps near the border, which have prompted the Israeli army to deploy reinforcements, including more than 100 special forces snipers, for fear of mass attempts to break through the security fence.