“Il patto che avevamo con Zingaretti lo riteniamo sciolto“. Nemmeno il tempo di (ri)accomodarsi negli uffici via Rosa Raimondi Garibaldi, che il “modello Lazio” di Nicola Zingaretti già vacilla. E chi l’avrebbe mai detto, visto il risultato del 4 marzo. Poco c’entra, infatti, l’inedita non-maggioranza in Consiglio regionale che impone al governatore di lottare 25 contro 26. A sbattere i piedi stavolta è Liberi e Uguali, l’alleato chiave della campagna elettorale che aveva diversificato nettamente l’offerta politica del presidente uscente del Lazio rispetto a quella filo-renziana al Parlamento e nella Regione Lombardia. L’unica rivelatasi alla fine vincente, tanto da immaginare di riprodurla sul nazionale nell’operazione di ricomposizione delle macerie Dem.

Il partito di Grasso e Boldrini (ma anche di D’Alema, Bersani, Speranza e via dicendo) nel Lazio, in seno alle trattative per la composizione della nuova Giunta, ha deciso di alzare il livello dello scontro e di chiamarsi momentaneamente fuori dalla partecipazione all’esecutivo, ipotizzando informalmente un appoggio esterno. Il mal di pancia nasce dalla decisione di Zingaretti in primis di non affidare la vicepresidenza ai leunini, riconfermando il loro rivale ex Sel Massimiliano Smeriglio – che esce anche rafforzato dalla delega alla Ricostruzione delle aree terremotate – e quindi di non voler scegliere fra i due nomi proposti dal partito per l’assessorato al Lavoro, Piero Latino e Paolo Cento. Una grana inaspettata, dopo le fatiche che ha fatto il governatore nel “derenzianizzare” la sua Giunta e spostarne l’asse a sinistra.

LE DIVISIONI IN LEU E IL BRACCIO DI FERRO CON NICOLA – Sulla scrivania di Zingaretti, in realtà, di nomi ne sono arrivati tre. Il terzo è quello di Claudio Di Berardino, ex segretario della Cgil Roma e Lazio, reatino, proposto dal neo consigliere Daniele Ognibene e spinto in quota Guglielmo Epifani. La composizione della rosa è figlia di una sostanziale divisione interna a Liberi e Uguali, un forte scontro fra la componente ex Mdp (che hanno espresso Latino) e quella ex Sel (che punta su Cento); poi c’è l’eletto dei Castelli Romani, che è quello che pesa alla Pisana e che parla a titolo personale. La spaccatura ha posticipato di diversi giorni la presentazione della nuova Giunta e ora la casella vacante potrebbe rimanere tale a tempo determinato. Zingaretti, si apprende, non vuole essere arbitro di un confronto interno che non gli compete e pretende un unico nome, di un certo profilo, che vada bene a tutti. Dall’altra parte Leu non arretra e minaccia il neo presidente: “La nostra è una soluzione condivisa. Al di fuori di quella rosa di nomi Leu non sarebbe rappresentata – spiegano i coordinatori Angelo Fredda e Piero Latino – preso atto della mancata risposta di Zingaretti alla nostra proposta, Leu Lazio ritiene che non ci siano le condizioni politiche per la partecipazione alla giunta regionale”.

RISCHIO EFFETTO DOMINO NEI MUNICIPI – E’ evidente che, al di là delle dure prese di posizioni ufficiali, la trattativa continui. Al di là della tenuta di Consiglio, Zingaretti ha assoluto bisogno di Liberi e Uguali per affermare il modello Lazio da proporre quando sarà il momento di imbarcarsi verso il Nazareno. Ma anche Leu – e i suoi referenti – puntano su Nicola per sopravvivere. Dunque, si deve trovare una soluzione, e alla svelta. Anche perché dopo Pasqua andranno ufficializzate le candidature per le elezioni nei Municipi 3 e 8 di Roma e in quella sede il centrosinistra zingarettiano dovrà uscire allo scoperto. Punto messo in luce dall’esponente romana Giovanna Maria Seddaiu: “Mi auguro che ci siano ancora i margini per riaprire una discussione costruttiva e di buon senso nell’interesse non solo dei prossimi appuntamenti elettorali ma soprattutto per recuperare l’unità e la credibilità della sinistra dopo l’ultima disfatta elettorale”. La soluzione, a quanto pare, potrebbe essere quella di una donna in alternativa ai nomi di Latino e Cento, ma peserà molto anche il parere di Ognibene.

LE CONSULTAZIONI CON L’OPPOSIZIONE – In attesa di risolvere la grana Leu, Zingaretti sta iniziando le sue consultazioni con l’opposizione, a quanto pare piuttosto collaborative. Al Fatto Quotidiano, Roberta Lombardi ha già annunciato la volontà di cercare una “convergenza sui temi” nonostante il possibile asse governativo M5S-Lega. Proprio i salviniani in Consiglio regionale sembrano orientati ad accettare una delle 3 vice presidenze d’Aula (le altre due a M5S e alla Lista Zingaretti) e la propria quota nella spartizione delle 8 commissioni fra presidenze e vice presidenze, con il segretariato d’Aula destinato (pare) alla franceschiniana Michela Di Biase. Un “Cencelli” che potrebbe concludersi con una sorta grosse koalition, se andasse in porto, tale da permettere a Zingaretti di governare finché non deciderà egli stesso di staccarsi la spina da solo.