Non è facile parlare di Maurizio Costanzo. Non è per niente facile. Ognuno ha il proprio Maurizio Costanzo. Perché parlare di Maurizio Costanzo? Potrei parlarvi di Cesare Pavese, invece no. Vi parlerò di Maurizio Costanzo. Lasciando perdere le zone d’ombra che ognuno di noi ha, vi parlerò di un gesto che fece tanti anni fa durante una puntata del suo Maurizio Costanzo Show.

Lo ricordo bene quel gesto, è un gesto che non sono riuscito a dimenticare in tutti questi anni, probabilmente è una cosa che solo io ho notato, è una cosa che non è finita sui giornali il giorno dopo, nulla di eclatante, nulla di eroico, eppure è un gesto che mi ha toccato il cuore. Maurizio Costanzo mi ha toccato il cuore, sembra incredibile ma è così. Stiamo parlando degli anni gloriosi della sua trasmissione notturna, del suo talk-show, con le musiche del paffuto e baffuto Giorgio Bracardi. Tra i tanti ospiti che hanno calcato la passerella in quel teatro di Roma ai Parioli ci fu per un certo periodo una deliziosa sessuologa di nome Alessandra Graziottin, una donna bella e garbata, con una intelligenza calda e umana, sorridente e di classe.

Costanzo era seduto sul suo sgabello proprio vicino a lei, la Graziottin stava parlando della sua infanzia, a un certo punto si capisce che il suo racconto sta prendendo una piega dolorosa, inaspettata, lo si capisce dalla voce della Graziottin che si crepa, come attraversata da una scossa sismica interna, è una voce rotta che dice: “Poi mio fratello si bruciò il volto…”, Costanzo reagisce con stupore, anche lui colto di sorpresa, e le dice: “In che senso si bruciò?”, la Graziottin tace, non riesce più a parlare, pietrificata, negli occhi tremano delle lacrime pronte a sgorgare, in questa sessuologa sempre così pacata si agita il demone del dolore, ed ecco che Costanzo fa un gesto di una eleganza folle, un gesto d’altri tempi che nella televisione d’oggi non è nemmeno lontanamente immaginabile, si volta di colpo verso l’altro ospite che aveva di fianco e fa subito una domanda “di repertorio”, lasciando in sospeso la Graziottin, dandole il tempo per riprendersi, non curandosi più di lei, non per indifferenza ma per sensibilità, senza fare l’avvoltoio di un dolore che non conosce, che può solo immaginare.

Ecco, a me basta un gesto così per stimare un uomo; come spettatore mi sono sentito protetto, rispettato, ho capito che anche in televisione ci può essere una dignità da salvaguardare, non tutto si può svendere sotto l’occhio spietato delle telecamere, c’è qualcosa di inviolabile nell’essere umano, una intimità dolorosa che non può essere data in pasto agli spettatori, c’è un limite ai consigli per gli acquisti.

Vi sembrerà forse una cosa da poco ma vi assicuro che non è così. Quanti presentatori oggi si girerebbero dall’altra parte? Come rinunciare alla ghiotta occasione di una sessuologa che sta per scoppiare in lacrime? Oggi tutto fa brodo, tutto fa ascolto in un mondo che non sa più ascoltare le emozioni delle persone. Quindi quel giovane spettatore di tanti anni fa dice grazie a Maurizio Costanzo per quel gesto così umano. E’ una cosa da niente, ma è tutto. A proposito di lacrime, devo a Costanzo anche una notte passata a piangere dopo avere saputo della morte dell’attore Nik Novecento, un giovane attore bolognese morto per un infarto all’età di 23 anni, mi era simpatico, mi piaceva sentirlo ridere al Parioli, era fresco, puro, divertente, lieve, ed è morto così, all’improvviso, perché nella vita “si può anche morire”, ma c’è una cosa che noi fragilissimi viventi possiamo fare: non dimenticare.