Polemica rovente a Omnibus (La7) tra Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e FQ Millennium, e il giornalista Alan Friedman. Quest’ultimo accusa: “In Italia si sottovaluta lo sfruttamento dei social media da parte del Kgb della Russia, degli hacker, dei robot usati anche nella campagna elettorale del M5S e della Lega sui social network. Bisogna vergognarsi e non pubblicare quell’editoriale sul Washington Post, come ha fatto Davide Casaleggio. In Italia” – continua – “c’è un giornalista della Stampa, Jacopo Iacoboni: negli ultimi tre anni ha scritto decine di articoli sui legami tra la Russia e la Lega nei social media. Consiglio di leggere Iacoboni”. “Io no” – replica Gomez – “Mi occupo di internet da 9 anni. Abbiamo fatto una lunga inchiesta su FQ Millennium a riguardo, prima dello scandalo dei profili degli utenti di Facebook violati da Cambridge Analytica al fine di influenzare le presidenziali Usa e altre campagne”. “Ah, i 5 Stelle“, interrompe Friedman, ridendo e gesticolando. “Abbi un po’ di rispetto” – ribatte il direttore del Fatto online – “stai mentendo e mi stai calunniando. Trovo disgustoso questo tuo atteggiamento. Non ho ancora detto una parola e tu non hai espresso un giudizio, ma un pregiudizio”. E spiega: ” Per sfruttare quei dati in Italia, se ci fossero, ci vorrebbero 15-20 milioni di euro per fare una campagna elettorale seria. Una volta che hai raccolto i dati, basati su like e comportamenti degli utenti, e tenendo conto che questo lavoro è rivolto soprattutto agli indecisi, poi è necessario fare tutta un’altra operazione: mailing mirato e differenziato, invio di volontari sul territorio“. “Falso, balle, fuffa”, commenta lo scrittore americano. “Friedman saprà molto di economia” – prosegue Gomez – “ma su queste cose ne sa molto meno di me. Una volta che si hanno quei dati, questi vanno utilizzati per campagne mirate, per le quali servono un sacco di soldi. Partiti che in Italia abbiano tutti questi soldi non mi pare che ci siano. Ci sono partiti che utilizzano i bot, cioè buttano continuamente sui social notizie rivolte a tutti, come si fa in televisione. Ma sono due cose diverse”. Friedman insiste sugli hacker russi a San Pietroburgo e il direttore del Fatto online spiega cosa accade realmente: “In Italia il mio giornale, FQ Millennium, è stato il primo a fare una inchiesta seria a riguardo. A San Pietroburgo ci sono squadre in diverse lingue provenienti da Paesi che hanno un interesse rispetto all’ex Impero sovietico. E il loro fine sostanziale è quello di avvelenare le acque e di creare soprattutto un clima di odio. Durante la campagna di Trump inondavano i social di notizie positive su Trump e di altre negative sui suoi avversari. In Italia invece” – continua – “sei mesi fa abbiamo accertato che esiste una squadra in lingua italiana, che non lavora a San Pietroburgo, ma direttamente per la tv di Stato russa. Potrebbe essere cambiato qualcosa in questi mesi, ma abbiamo verificato che questo team non si occupa di avvelenare i pozzi, bensì di fare propaganda sui social. Sono due cose diverse. Da una parte, diffondi fake news, dall’altra fai propaganda. Poi le due operazioni vanno insieme”.