Quando Tangentopoli spazzò via Franco Nicolazzi (già ministro dei Lavori Pubblici) una troupe della Rai andò nel suo paese natale, Gattico, per intervistare la popolazione locale. Ricordo che risposero “Qui ha fatto solo del bene” e ricordavano in particolare la bretella autostradale Gallarate-Gattico.

Mi è venuto in mente questo episodio leggendo di Gardone Valtrompia, dove c’è la fabbrica Beretta. Anche qui Pietro Beretta fece solo del bene aprendo la famosa fabbrica di armi. Poco importa che poi con le sue armi si uccida in tutto il mondo. E che la bretella per Gattico consumasse inutilmente territorio.

Ma mi sto perdendo, come mi accade spesso. Perché leggevo di Gardone Valtrompia? Perché lì per la prima volta a memoria d’uomo i cacciatori fanno gli insegnanti.

Qui il Consorzio armaioli italiani ha proposto alla scuola elementare diretta da Paolo Taddei un ciclo di conferenze tenute da cacciatori armati di animali impagliati, di cani e soprattutto di un libro per bimbi “Il cacciatore in favola”, undici favole per spiegare ai bimbi chi è il cacciatore e cosa deve fare. L’iniziativa è stata approvata dal consiglio d’istituto e attuata. Ovviamente, il tutto non è passato inosservato e ha scatenato polemiche non solo in comune, ma anche nel mondo animalista.

Mi sentirei di fare una chiosa a questa vicenda che ha del surreale. È del tutto palese che l’iniziativa è volta a far passare nella mente dei bimbi un’immagine del cacciatore come difensore dell’ambiente. Ma questa sì che una fiaba, completamente sganciata dalla realtà. Come ho avuto modo di esprimermi più volte sull’argomento, i cacciatori sono responsabili – oltre che nel passato di estinzione di specie, pensiamo, nelle Alpi, al Gipeto – della drastica riduzione della fauna alpina, di introduzioni in natura di specie dannose provenienti dall’estero come il cinghiale (in realtà “porcastro”), e sono responsabili di uccisioni e ferimenti gratuiti, fra loro e fra la popolazione

E poi, suvvia, resta la considerazione etica di fondo: uccidono degli animali. E non si vengano ad appellare alla figura leggermente antistorica dell’uomo cacciatore e raccoglitore, che uccideva per necessità, e neppure a quella del cacciatore come riequilibratore ambientale. Il cacciatore uccide per divertimento. Punto. E per favore non si venga neppure a usare il paragone menopeggista degli allevamenti intensivi, secondo cui è meglio per un animale essere ucciso per divertimento dal cacciatore, piuttosto che per motivi economici dopo una vita da schiavo in un allevamento intensivo. Intervistatelo l’animale prima di ucciderlo!

Insomma, il cacciatore come difensore dell’ambiente è una fiaba in sé. Certo, il messaggio che i cacciatori vogliono far passare ai bimbi è che il cacciatore rispetta (non sempre ma indubbiamente dovrebbe farlo) la legge, rispetta le regole: uccide autorizzato a farlo. Vero, ma sappiamo che il concetto di legalità non è immutabile e che comunque non tutto ciò che è legale in una società è anche giusto.

In realtà, il vero scopo non detto dell’industria delle armi che manda i cacciatori nelle scuole è quello di fare adepti per il futuro, in considerazione del calo drastico di fatturato che l’industria registra, come ricorda Massimo Vitturi, della Lav: “È chiaro che cercano nuovi cacciatori in erba per i loro fini economici”. Del resto, i cacciatori sono essi stessi una specie in estinzione: nel 2016 sono state rinnovate 579.252 licenze di caccia contro le 751.876 titolari del 2007. Negli anni Ottanta già lo sostenevo: il problema della caccia si risolverà da solo con la morte dei cacciatori. Occorrerà solo vedere quante specie elimineranno prima.

Contro la caccia nelle scuole, è iniziata una raccolta firme da parte di Change Org