Lo scorso dicembre un incontro al teatro Petruzzelli aveva messo fine, tra abbracci e strette di mano, a una guerra durata più di un decennio. Protagonisti i due ex sindaci di Bari: Simeone Di Cagno Abbrescia (Forza Italia) e Michele Emiliano (PD), attuale governatore di Puglia. L’incontro, al quale fu invitata tutta la stampa locale, pur sembrando bizzarro sembrò concludersi con una foto sulle prime pagine dei giornali. E invece era già pronto il colpo di fantasia di Emiliano: a distanza di tre mesi Di Cagno Abbrescia è stato nominato presidente del consiglio di amministrazione dell’Acquedotto pugliese. Un esponente di spicco del centrodestra, per dieci anni sindaco di Bari, sfidato per due volte dall’ex pm nella corsa per la poltrona di primo cittadino, diventa un uomo del governatore. La nomina è arrivata nel pomeriggio di ieri da parte della Giunta regionale, che ha designato anche gli altri membri (che da tre passano a cinque) del cda della società che gestisce l’approvvigionamento idrico nel territorio pugliese. Tra loro anche Carmela Fiorella (compagna del consigliere regionale Caracciolo – recentemente indagato per reati contro la pubblica amministrazione).

Fabiano Amati (consigliere regionale Pd) è lapidario: “Credo che il consiglio d’ amministrazione dell’Acquedotto pugliese non ha ragione di esistere. Non importa chi venga nominato al suo interno”. Amati non va oltre. Anche quando ilfattoquotidiano.it gli chiede se vede questa come una decisione politica, lui taglia corto: “Non è questo il problema di quella società”. Insomma nulla da dichiarare, almeno sotto l’aspetto politico. Durissima, al contrario, la presa di posizione del viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, componente della Segreteria Nazionale del Pd: “Le sferzanti invettive di Emiliano in campagna elettorale contro il Governo e i vertici del Pd, tacciati del peggior lobbismo (sul caso Ilva, ndr) si dimostrano per quello che sono state – scrive la Bellanova in una nota ufficiale – Ovvero un modo per occupare la ribalta mediatica mentre si era intenti a perseguire un volgare accordicchio politico che anche chiamare lobbista sarebbe troppo. È proprio vero – aggiunge la viceministro – che ognuno, prima o poi, arriva alla sua verità. Quella che scorre sotto i nostri occhi, e che ci preoccupa perché a farne le spese sono innanzitutto i cittadini pugliesi, è pessima“.

Non usano mezzi termini, i consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle: “Mentre i pugliesi rimangono senz’acqua  – afferma Antonella Laricchia in una nota – Emiliano continua a utilizzare la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese per i suoi giochi politici“. Gli fa eco il collega Mario Conca, che aggiunge: “Se Di Cagno Abbrescia avesse avuto competenza in materia, non avremmo avuto nulla da ribattere. Questa ci sembra invece una macedonia del Governatore che cerca voti ovunque: anche nel centrodestra”. Secondo Conca, questa è l’ennesima nomina insensata del presidente. Risale a una settimana fa quella di Fabrizio D’Addario: lo scorso giugno è passato dalla guida dell’Amgas alla presidenza di InnovaPuglia, carica da cui si è dimesso a causa di una indagine poi archiviata; ora riappare alla guida di Sanitaservice, società in house della Asl di Bari.

Anche Ernesto Abaterusso, consigliere regionale di Leu non nasconde il suo dissenso: “L’atto di forza compiuto da Emiliano nella nomina del nuovo cda di Aqp è incomprensibile e arrogante. E va bloccato. Di fronte ad una riunione della maggioranza già convocata per il 4 aprile e alla richiesta di una parte della stessa di fermarsi  dal prendere decisioni affrettate e non condivise, procedere con un atto di forza a nomine, alcune delle quali molto inopportune, è come dare il colpo di grazie alla propria maggioranza e rendere inutile la riunione del 4. E ciò è veramente sconcertante.  È da aprile dello scorso anno che chiediamo un cambio di passo al governo regionale. Sia con un programma di fine legislatura, sia con il passaggio, per noi obbligatorio, dalla politica dell’uomo solo al comando, a quella della condivisione. Se non è così, il destino di questa maggioranza da qui a due anni è già segnato ed Emiliano sarà il vero, unico responsabile della interruzione della esperienza di governo di centrosinistra in Puglia. Si sta seguendo qui lo stesso metodo usato per cinque anni a Roma – conclude – abbiamo visto con quali risultati”.

Per Forza Italia è l’onorevole Francesco Paolo Sisto a parlare: “Sono dispiaciuto – dice Sisto a ilfattoquotidiano.it – perché un simbolo del centrodestra barese ha dato un pessimo segnale: Di Cagno Abbrescia è stato nominato presidente senza deleghe ed è umiliante per l’ex sindaco della città. Bari non meritava questo affronto politico”. E ancora: “Emiliano ha solo un disegno politico: se stesso. Da oggi – conclude – il centrodestra barese avrà uno stimolo in più: restare compatto per le prossime elezioni”. Insomma: Emiliano il distruttore, Emiliano il padre-padrone. Il diretto interessato come spiega la sua decisione? “Appena la nomina sarà operativa, faremo una conferenza stampa” dice, non aggiungendo altro. E mentre a livello nazionale spinge per un appoggio esterno del Pd a un governo del M5s, in Puglia non disdegna aperture al centrodestra. Le settimane scorse, ignorando gli attacchi che gli sono piovuti da sinistra, non solo ha concesso il patrocinio ma ha deciso anche di partecipare a un convegno su Giorgio Almirante, il fondatore del Movimento sociale italiano scomparso trent’anni fa. In quell’occasione aveva tagliato corto: “Ho il diritto di parlare di Giorgio Almirante quando mi pare e piace, e non devo dare conto a nessuno”. Insomma, Emiliano è con tutti: un atteggiamento che ha suscitato malcontento nel suo partito, tanto che nel Pd pugliese più di qualche esponente ha deciso di voltargli le spalle già in tempi non sospetti (ovvero quando Renzi ancora era segretario dei dem).