Uno sport utility a guida autonoma della flotta di Uber è stato coinvolto in un incidente mortale la scorsa notte a Tempe, in Arizona. L’auto ha investito una donna che si trovava in bici su un attraversamento pedonale mentre era inserita la modalità self driving, nonostante a bordo della vettura fosse presente un driver “umano”. Il quale, tuttavia, non è riuscito a riprendere il controllo dell’auto in tempo per evitare lo scontro. La donna è stata portata subito in ospedale, ma i medici non sono riusciti a salvarla.

Il colosso di San Francisco aveva cominciato i test su strada dei suoi veicoli a guida autonoma nel febbraio del 2017 e il mese successivo era arrivato il primo incidente (insieme a un primo breve stop alle prove), con due auto praticamente distrutte ma fortunatamente senza conseguenze per i passeggeri. Ora però ci è scappato il morto e dunque la compagnia ha deciso di sospendere immediatamente e fino a data da stabilirsi la sperimentazione delle sue self driving car, che attualmente ha luogo a San Francisco, Pittsburgh, Toronto e Phoenix, di cui Tempe è un sobborgo.

In un tweet l’amministratore delegato di Uber Dara Khosrowshahi, oltre ad aver espresso vicinanza alla famiglia della vittima, ha anche dichiarato di voler collaborare con le autorità competenti per chiarire la dinamica dell’accaduto. Autorità che nella fattispecie sono la polizia locale e l’NTSB (National Transportation Safety Board).

E’ la prima volta, dunque, che una vettura autopilotata investe una persona provocando un incidente mortale. Rischio che i detrattori di questa tecnologia avevano più volte paventato e che si è effettivamente avverato. Tra le molte cose da spiegare, c’è anche il ruolo (e l’eventuale responsabilità) del tester che si trovava a bordo dell’auto apposta per scongiurare un’eventualità del genere. E non è riuscito a farlo.