Stefano Feltri in un post recente ha confrontato i due populismi della Lega e del M5S. L’articolo è interessante e fa riflettere, sebbene sia stato negativamente commentato da molti, e io stavo raccogliendo le mie riflessioni in un post che intendevo scrivere per questo giornale, ma mi sono interrotto per commentare un intervento apparso senza firma sul blog di Beppe Grillo che esemplifica il problema in modo illuminante. L’articolo si intitola “Business Sanità: Mercato Infinito e parla dei costi crescenti della sanità.

Di per sé è un compendio di disinformazione: insinua che i medici spendano troppo, che prescrivano farmaci e analisi inutili o dannosi, cita in ordine sparso dati molto diversi tra loro, dal numero degli interventi chirurgici negli Usa a quanto i medici siano influenzati dalla pubblicità delle industrie farmaceutiche; condisce questi dati con opinioni e luoghi comuni sulla spersonalizzazione del paziente ricoverato o sul paternalismo del rapporto tra medico e paziente, e con affermazioni retoriche del tipo “Se hai una malattia che per essere curata ha bisogno di trattamenti speciali e tecniche particolari, lo Stato non può non curarti, rivendicando il pareggio di bilancio”. L’articolo confusamente suggerisce al lettore che qualcuno lo sta imbrogliando su un aspetto importante della sua vita sociale, il diritto all’assistenza sanitaria. Chi sia il colpevole non è chiaro. I medici? L’industria farmaceutica? Lo Stato? Il pareggio di bilancio? L’importante per un populista è creare nel gruppo che costituisce il suo “popolo” la sensazione di essere defraudato dei suoi diritti e presentarsi come suo protettore.

Comprensibilmente i medici si sono risentiti dell’intervento del portavoce semiufficiale del partito di maggioranza: Beppe Grillo letteralmente non sa di cosa parla, anche se sa dirlo in modo convincente per i suoi elettori. Il problema dato dal crescere dei costi della sanità è reale ed è stato oggetto di analisi ben più solide, alle quali peraltro ho accennato anch’io in un post precedente. Questo problema non dipende da una colpa dei medici o delle case farmaceutiche, che pure sulla sanità guadagnano: è connesso con l’allungamento della vita media, un risultato che si ottiene anche grazie a indagini diagnostiche e cure sempre migliori e sempre più costose. La sanità moderna costa cara perché può fare molto e tutto ciò che fa ha un costo. In passato avevamo a disposizione meno farmaci, meno possibilità di interventi chirurgici, meno strumenti diagnostici: si faceva meno e si spendeva meno. Anche la durata media della vita era inferiore rispetto all’attuale. Ma per il populista Grillo il problema reale è anatema: non porta nessun voto ed anzi deprime il suo “popolo”: ciò che serve alla propaganda sono le colpe e gli scandali ed ogni problema sociale, se possibile, deve essere trasformato in una colpa, ed un colpevole deve essere additato al popolo. Questo tipo di populismo è torvo, vive di odio, e richiede necessariamente un nemico: in questo caso i medici, le industrie farmaceutiche e lo Stato non ancora governato dal M5S.

Non c’è nulla di populista nell’analizzare la crescita dei costi della sanità in rapporto ai benefici, così come nulla vieta di stabilire per legge quali siano le procedure accettabili e applicarle: protocolli standardizzati, linee guida, livelli essenziali di assistenza. C’è molto di populista nella trasformazione propagandistica di un problema reale in una colpa di immaginari oppressori del “popolo” al quale ci si rivolge. Il successo elettorale non dimostra che Beppe Grillo ha ragione o che non è populista: dimostra soltanto che la sua strategia comunicativa è efficace nel raccogliere voti. Non necessariamente questa strategia è efficace per governare e per risolvere problemi reali: perché se chi non appartiene al “popolo” del populista è il suo nemico, non ci si vorrà accordare con lui per costruire la maggioranza necessaria per governare; e se chi ha le competenze per risolvere il problema è stato additato come nemico non ci si fiderà delle soluzioni che lui solo è in grado di proporre.