Ha letto i retroscena dei giornali, di trame di alleati pronti a voltargli le spalle, di avversari in crisi d’identità e alla ricerca di una via d’uscita, di trattative per governi pronti. La ricetta di Matteo Salvini, però, è semplice e allo stesso tempo tempo punta a smontare le ipotesi di possibili inciuci alle sue spalle: “O c’è un governo o la parola torna agli italiani”. Il segretario della Lega ha parlato da Milano, dopo l’incontro con i ‘suoi’ parlamentari eletti. E ha ribadito alcuni concetti. Il primo: “Qualcuno ha l’ansia da prestazione. Io vado al governo solo e soltanto se posso rispettare il programma“. Per farlo, però, non ha i numeri. Gli serve un appoggio. Dal Pd post Renzi? “Ormai è diviso in categorie dello spirito e non si sa con chi parlare” ha detto Salvini, sottolineando di non pensare a “maggioranze politiche che abbiano il Pd alleato del centrodestra”.

No ad accordi organici, quindi. Diverso il discorso su un eventuale appoggio esterno sui temi: “Spero siano a disposizione per dare una via d’uscita al paese, a prescindere da chi uscirà dalle primarie“. Poi un esempio di convergenza politica: “Se tutti dicono che al centro c’è il lavoro, su questo il nostro programma ha proposte concrete e realizzabili”. Un’apertura, quindi. Che però il Pd ha rispedito subito al mittente: “Il senso di responsabilità lo devono avere tutti e la nostra risposta al richiamo di Mattarella è scontata ma i primi a essere richiamati alla responsabilità sono quelli che hanno avuto il mandato dagli elettori e vinto le elezioni” ha detto il capogruppo Pd Ettore Rosato, che poi ha citato direttamente il Carroccio: “La Lega non si nasconda dietro a pretesti e costruisca le condizioni per un governo con chi ha i suoi stessi programmi e toni”.

Parole, quelle di Rosato, che sembrano indicare alla Lega un dialogo con il M5s. Su questo punto, Salvini ha ribadito alcuni paletti. “Che ci sia un tessuto comune su alcuni temi è evidente, che noi abbiamo chiesto il voto come centrodestra è altrettanto evidente. Offriremo un programma magari ampliato su alcuni punti – ha sottolineato – Noi sicuramente non proporremo reddito per qualcuno che sta a casa, noi investiremo per abbassare le tasse a chi crea e offre lavoro. Noi non siamo per l’assistenza – ha attaccato – Il voto della Lega al Sud non è un voto di assistenza. Il reddito di cittadinanza – ha insistito – è culturalmente sbagliato. Sono assolutamente contrario a invogliare la gente a non fare”. Tradotto: sul tema bonus con il M5s non ci potrà essere dialogo.

Nella conferenza stampa al centro congressi delle Stelline di Milano, non è mancato un passaggio in merito ad un eventuale passo indietro sulla premiership? “L’Italia negli ultimi anni è morta di responsabilità. Io sono responsabilissimo e mi sono messo la camicia. Non ho ambizioni personali – ha detto  Salvini – Se qualcuno per responsabilità pensa di me di tradurre a Roma quello che arriva da Bruxelles, sarà mio avversario finché campo. Il premier lo può fare chiunque – ha aggiunto – ma rispetto la volontà degli italiani, che hanno dato la maggioranza al centrodestra e dove la Lega con la scritta ‘Salvini premier’ è arrivata prima. Se arrivasse un genio che condivide il nostro programma, viva il genio”. Ma su eventuali ponti tra destra e sinistra ha smentito tutto, così come successo per un’ipotesi di intesa con il M5s e il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Un governo guidato da Roberto Maroni? “È una domanda che dovete rivolgere al centrodestra”.

L’ipotesi larghe intese? “Un governo centrodestra, Pd e 5Stelle che programma ha? Sugli sbarchi io li voglio fermare, qualcuno li vuole fare arrivare” ha detto Salvini. Che poi ha ribadito: “Non vado a caccia di Tizio o di Caio. Se singoli o gruppi saranno convinti dalla mia idea di Italia, non vado a caccia dello scontento, di chi ha perso gli scontrini o altri. Io penso – ha specificato Salvini – che la gente con questo voto chiede una politica concreta. Ai salvatori della patria non credo. Se ci sarà qualche apporto tecnico, per carità di Dio. Al tecnico alla Monti o alla Fornero non credo”. A cosa crede, quindi? “A un governo che si pone cinque obiettivi, concreti, firmati, porta a casa quelli e magari una legge elettorale più seria è un governo che porta avanti dei risultati concreti“.