Bastano venti parole digitate dallo smartphone e affidate ai social per vedere spalancate le porte, come se stessero tutti aspettando la mossa. “Non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’è. Domani mi vado ad iscrivere al Pd”, annuncia Carlo Calenda su Twitter di buon mattino. Sono passate 15 ore da quando Matteo Renzi ha deciso di non dimettersi subito e annunciato che darà lui le carte nell’elezione dei presidenti delle Camere e nella formazione del nuovo governo (pur spiegando che non andrà direttamente lui a parlare con Mattarella). Una strategia che ha fatto infuriare lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, i big dem, Palazzo Chigi, i pontieri del Pd con il Colle. Poi, in serata, il titolare del Mise precisa: “Non conosco il partito, le persone che ci lavorano, la rete territoriale etc.. Candidarsi a qualcosa sarebbe davvero poco serio. E poi non voglio essere in nessun caso un ulteriore elemento di divisione o personalizzazione. Lavoriamo tutti insieme”.

Gentiloni ringrazia, Richetti prepara il “comitato d’accoglienza”
Le risposte dei dem alla mossa di Calenda sono entusiaste, quasi liberatorie. Anche da parte degli uomini più vicini al leader dimissionario. Inizia Paolo Gentiloni, che con Renzi è ai ferri corti e, raccontano i suoi fedelissimi, irato per le parole del suo predecessore nel discorso di dimissioni. “Grazie Carlo”, scrive il presidente del Consiglio accusato dal segretario dem di aver fatto una campagna elettorale “troppo tecnica”. Prosegue il numero due del partito, Maurizio Martina, uno dei più vicini a Renzi: “La scelta giusta, grazie Carlo Calenda”. Standing ovation del renzianissimo Matteo Richetti: “Preparo il comitato d’accoglienza! Che bella notizia Carlo Calenda! Si riparte alla grande”. Applaude il ministro Claudio De Vincenti: “Bravo Carlo Calenda! Il Pd ha bisogno di persone come te”. Secondo l’ex capogruppo al Senato Luigi Zanda, uomo di stretta osservanza franceschiniana e di dialogo con il Colle, nonché il primo ad attaccare Renzi dopo il posticipo delle dimissioni, la mossa di “ha un valore politico molto consistente ma è anche un gesto nobile perché cade nel momento della sconfitta e non della vittoria del Pd”.

Da Rosato a Fassino: “Fondamentale”
Si sbilancia perfino Ettore Rosato, padre della legge elettorale: “Un grande segnale positivo, mi fa molto piacere. Io ho stima di Carlo Calenda, ha un carattere forte che ha messo sempre al servizio della nostra comunità e del nostro governo”. Di esperienza e credibilità “per noi senz’altro preziose” parla Piero Fassino dando il benvenuto al ministro: “Serve il contributo di tutti, ora più che mai”. Col passare delle ore al coro si unisce un altro renziano doc, Matteo Ricci: “Bene. Il centrosinistra riparte solo con il rilancio del Pd. Populisti al governo e riformisti all’opposizione. E si riparte. Sarà faticoso ma ce la faremo”, scrive il sindaco di Pesaro. Per Anna Finocchiaro “è molto bello ed importante che in un momento difficile ci sia chi vuole dare il proprio contributo al Pd, al suo pluralismo e al suo rafforzamento”, mentre Ivan Scalfarotto la ritiene una “presenza fondamentale” per dar voce “agli ideali di libertà, apertura e giustizia che ci uniscono” e che “dopo questo voto potrebbero sembrare erroneamente a qualcuno minoritari e intimiditi”. Alla fine tocca al portavoce di Renzi smorzare gli elogi pubblici: “Lo ha chiamato per congratularsi”.

Le prese di posizione contro il segretario
Gesto nobile, ripartenza, comitati di accoglienza, presenza fondamentale: uomini di primo piano del partito festeggiano l’adesione di uno dei ministri che più hanno messo paletti, puntualizzato, criticato apertamente il segretario. Dall’abolizione del canone Rai proposta da Renzi in campagna elettorale e bollata come una “presa in giro fino al “fuori dal mondo” usato lunedì per rispondere alle accuse rivolte dall’ex premier a Gentiloni e Mattarella. Nel mezzo, la durissima presa di posizione dopo la compilazione delle liste: “Sono rimaste fuori persone serie. Ci si fa del male da soli”, disse profetico sposando le proteste della minoranza.

Le linee guida del ministro
Calenda sembra quasi abbozzare un manifesto per la scalata al Pd: “Abbiamo dato la sensazione di essere un partito delle élite (te lo dice uno che se ne intende) – risponde a un utente su Twitter – È successo in tutto l’Occidente ai progressisti. Ma è anche effetto del nostro modo di comunicare ottimistico/semplicistico. Tornare a capire le paure non tentare di esorcizzarle”. Poi le stoccate a Renzi che nel discorso di non-dimissioni aveva criticato Gentiloni: “Semplicistiche non sono state proposte o azione Governo ma visione presente/futuro. Multiculturalismo, globalizzazione, innovazione spaventano i cittadini. Se il messaggio è ‘l’unica cosa di cui aver paura è la paura’ si perde il contatto e si spinge verso fuga dalla realtà-M5S”. “Il punto – ha aggiunto – non è essere o non essere élite, il punto è proteggere e rappresentare chi non lo è”.

Renzi: “Vado a sciare, niente consultazioni”
Così mentre Renzi si rinchiude nella torre d’avorio con la scarna pattuglia di parlamentari eletti a causa del 18,7% dei voti racimolato nelle urne, all’esterno il partito è già in fermento. Il segretario dimissionario in mattinata ha confuso le acque annunciando che non parteciperà alle consultazioni perché “andrà a sciare”. Una fake news secondo il suo staff, ma confermata dal giornalista Massimo Giannini. Di certo, il segretario teme il dialogo tra il Colle, Gentiloni e Franceschini per formare un’asse con il M5s evitando accordi tra Di Maio e Salvini. E suona quasi come una beffa l’accoglienza entusiasta di Calenda che proprio su questo punto concorda con lui. Prima delle elezioni aveva ammonito Emiliano per l’invito a sostenere un’eventuale sostegno a un governo Cinque Stelle: “Cosa c’entri tu con i dem?”. Poi ancora lunedì, dopo il discorso post elezioni dell’ex presidente del Consiglio, aveva detto di “condividere il no alla linea sul governo con il M5s”. Su tutto il resto era in disaccordo. E nel partito pare abbiano apprezzato.