Siamo tutti d’accordo: la campagna elettorale è stata pessima, la peggiore di tutte quelle che abbiamo vissuto, migliore, forse, solo della prossima che sarà ancora più brutta, volgare vuota di contenuti. Ma si sa, come diceva qualcuno, così va il mondo o almeno andava nell’Italia del….

Certo, basta guardare i leader delle varie forze politiche e le loro esibizioni televisive per cogliere tutta questa grande bruttezza. Da una parte un Silvio Berlusconi che ormai biascica i suoi discorsi e dà continuamente l’impressione che, se qualcuno lo interrompesse, non saprebbe più riprendere il filo. Poi c’è Matteo Salvini che strepita le sue fanfaronate e si atteggia a sicuro primus inter pares del centrodestra ma si vede benissimo che sa quale altro ruolo secondario gli toccherà.

E Giorgia Meloni che recita la sua parte di imbronciata, incompresa, snobbata dai giornalisti tutti radical chic, esclusa dai giri che contano, lei che ha fatto il ministro ed è riuscita a non arrivare al ballottaggio nelle elezioni al comune di Roma. Dall’altra parte il solito Matteo Renzi vacuamente aggressivo, infantile, che straparla di un Pd primo partito, Beatrice Lorenzin che non si capisce come possa spacciarsi per una leader, Luigi Di Maio che non riesce mai a cancellare del tutto le zone oscure del suo progetto politico e lo stesso Piero Grasso (a cui, tanto per essere chiari, vanno oggi le mie maggiori simpatie) che in ogni apparizione davanti alle telecamere mi comunica un po’ di ansia, un senso di incertezza, il timore che improvvisamente si spezzi qualcosa nella sua nuova identità.

Eppure, nonostante tutte queste esibizioni imbarazzanti, se dovessi assegnare un Oscar (vista la settimana giusta) alla peggiore interprete di questa campagna elettorale non avrei dubbi a scegliere Emma Bonino. Proprio lei che gode di una stima vastissima, che avrà il voto di molti dei miei amici e di tanti giornalisti che stimo, ha superato tutti in questa galleria di orrori politici. Nessuno se n’è accorto o tutti hanno fatto finta ma ci sono due perle che devono restare scolpite nella memoria dei cittadini. Entrambe si manifestano nel corso del programma Otto e mezzo. La prima risale alla sua partecipazione al primo giro di interviste ai leader condotte la Lilli Gruber. La conduttrice la presenta con una certa enfasi: Emma Bonino che ha fatto tante cose ed ora è candidata. “ In quale collegio?” Lungo silenzio e poi con grande nonchalance la risposta: “non me lo ricordo”. Un luminoso esempio di rispetto per gli elettori.

Non oso pensare cosa sarebbe successo se a farlo fosse stato uno di quegli sprovveduti, incapaci dei Cinque Stelle. Ma non è finita. Un paio di settimane dopo, siamo di nuovo dalla Gruber e con Emma Bonino c’è anche Marco Travaglio che le contesta una certa inclinazione per l’occupazione delle poltrone. Infastidita, gli intima il silenzio con un deciso“ adesso basta!” Anche qui mi vien da pensare a cosa si sarebbe detto se il protagonista di questa uscita fosse stato uno dei tanti personaggi sfrontati per definizione: lo stesso Travaglio o Massimo D’Alema. Ma non è finita. Nella foga finale dell’invito a votare la sua lista Bonino la chiama ripetutamente e senza mai correggersi “Forza Europa” anziché “+ Europa”.

Ora, già dimenticare il nome della propria lista non è un bel segno, ma il lapsus è davvero imbarazzante. I lapsus, infatti, come ci ha insegnato un signore viennese, non sono mai casuali ma fanno emergere qualcosa di nascosto. E quel “Forza Europa” è fin troppo evidente cosa nasconde: la felice, indimenticata collaborazione con un’altra forza, Forza Italia, e l’inconfessabile ma evidente desiderio di rinnovarla al più presto.