Uno o due tweet al giorno, quasi sempre sulla questione morale, i rifiuti, l’inadeguatezza degli avversari. Non una parola invece sui fatti di Macerata, l’episodio chiave della campagna elettorale che sta per chiudersi. Non un tweet sull’euro, da sempre interrogativo spinoso su un ipotetico governo del Movimento 5 Stelle. Non una posizione sulla polemica fascismo e antifascismo, che ha coinvolto a più riprese gli altri contendenti. Su Twitter come altrove, il Movimento 5 Stelle in questa campagna elettorale ha seguito un’agenda del tutto autonoma: ne parliamo nella quarta puntata del monitoraggio Social Recap, dedicato ai due account presi in esame per il Movimento 5 Stelle, il candidato premier Luigi Di Maio e il capogruppo uscente alla Camera, Danilo Toninelli.

Nel primo post abbiamo discusso le “regole del gioco” e i primi rilievi dell’esperimento; nel secondo, la nuova comunicazione di Matteo Renzi, improntata sulla complessità e sulla fuga dalla semplificazione dei 280 caratteri di Twitter; nel terzo, la potenza di fuoco di una strategia votata interamente all’engagement, al retweet, al like, ovvero quella di Matteo Salvini.

Con Di Maio e Toninelli si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un ulteriore approccio: quello di un utilizzo “chirurgico” di Twitter, in cui tutti i contenuti, sia quelli programmatici che quelli di commento alla giornata, devono rientrare in una narrazione coerente e senza concessioni ad argomenti estranei.

Primo dato: dallo scioglimento delle Camere al 26 febbraio Di Maio e Toninelli hanno pubblicato in tutto 266 tweet. Insieme hanno prodotto un quarto dei post che hanno pubblicato Matteo Salvini (1018 tweet in tutto) o Silvio Berlusconi (1046) nello stesso periodo. Ciò nonostante, i 5 Stelle hanno dimostrato di saper mobilitare la propria base di follower nei passaggi rilevanti della loro agenda politica. Il 31 gennaio, ad esempio, quando Toninelli pubblica il video tweet a più alto engagement della giornata, dichiarando, nei giorni in cui infuriano le polemiche sugli impresentabili, di essere orgoglioso di far parte della squadra 5 Stelle proprio. Il 14 febbraio, quando il tweet di contrattacco di Luigi Di Maio sullo scandalo “rimborsopoli” è uno dei più condivisi della giornata.

Il 18 febbraio, quando sulla campagna elettorale irrompe l’inchiesta di Fanpage sui rifiuti a Napoli e Danilo Toninelli denuncia il silenzio del Tg1. Una vicenda, quella dell’inchiesta campana, che coinvolge da vicino un nemico storico del movimento, il governatore Pd Vincenzo De Luca, e di cui Luigi Di Maio torna ad occuparsi nei giorni successivi con post ad alta percentuale di condivisione, prima per esprimere solidarietà alla giornalista Gaia Bozza e poi per rilanciare la terza puntata dell’inchiesta.

Molto meno presenti di rivali ipertrofici come Salvini, Berlusconi, Boldrini o Bonino, Di Maio e Toninelli proseguono nei giorni successivi i loro blitz su Twitter, rendendo trending topic nazionale la loro campagna sulla convergenza comune sul vincolo di mandato, #ConvergiSulVincolo: risultato forse non inusuale per la Casaleggio associati, ma senz’altro ben al di là delle ambizioni degli altri rivali elettorali. Gli staff degli altri big molto spesso rilanciano su Twitter ogni sillaba pronunciata dai propri candidati nei talk televisivi: di tutta l’intervista a “Non è l’Arena” sette giorni prima delle elezioni, invece, gli uomini di Di Maio riportano sul suo account Twitter unicamente l’annuncio della presentazione della squadra di governo 5 Stelle, in programma giovedì 1 marzo.

Il risultato di un utilizzo così parco e meticoloso di una piattaforma battuta da altri in modo più pervasivo ed estemporaneo è una hashtag cloud estremamente rispondente al discorso pubblico del Movimento: #M5S, #ConvergiSulVincolo, #ConvergiSulDimezzamento i primi tre topic più citati nei tweet di Di Maio e Toninelli, a seguire #Berlusconi e #Renzi. Nessuna traccia degli scontri dialettici che hanno animato tanta parte del dibattito tra centrodestra, Pd e sinistra in questa campagna elettorale. I 5 Stelle si avviano al voto di domenica in buona parte ancora avviluppati nel loro isolamento comunicativo. Domenica verificheremo un’altra volta se e quanto questo isolamento sia poi felice nei risultati.

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