Ci sono negozi che ti mettono allegria, Lush ti mette allegria! Avete presente le sue vetrine piene di saponette colorate? Un vero e proprio tripudio del disorientamento per daltonici, una sinfonia spumosa di delizie cosmetiche, un labirinto cromatico di odori. La buona novella della pelle che si rigenera, rinasce e risorge contro tutte le cellule morte del mondo! L’azienda inglese si presenta bene: i prodotti sono freschi e fatti a mano, non ci sono test sugli animali e c’è un supporto del commercio equosolidale; in sostanza potete immergervi nella vostra vasca da bagno senza particolari sensi di colpa e godervi le montagne di schiuma, unico inconveniente: avrete il conto in banca “esfoliato” dal costo di questi prodotti.

Sono uscito dal negozio rintronato dalla gentilezza assillante dei commessi, tutti giovani e preparatissimi, visi acqua e sapone (è proprio il caso di dirlo) dai quali non ti aspetteresti la coltellata finale dello scontrino: 45 euro di mandorle tritate, erbe ayurvediche, camomilla, acqua di rose, miele, gelsomino, pezzi di cioccolato, mais e popcorn esfoliante. Dimenticavo il burro di karité, per karité! La particolarità dei prodotti Lush è questa: ti viene quasi voglia di mangiarli. Sembra di essere in una pasticceria per vasche da bagno. I golosi sentono il richiamo del miele, delle mandorle e dei pezzi di cioccolato, e possono godersi tutte queste prelibatezze rispettando le diete più rigorose.

Lush ti fa sperare in un mondo migliore, in guerre combattute con le bombe da bagno ai frutti di bosco al posto del defoliante usato in Malesia dagli inglesi e in Vietnam dagli americani: il famigerato Agente Arancio. Lush ti fa sognare un mondo di fiaba, un mondo pulito, un mondo dove puoi chinarti a raccogliere una saponetta mantenendo la tua innocenza. Lush in fondo ti inganna, l’acqua della vasca avrà il colore dell’oro, la tua pelle dopo il bagno profumerà di caramella, tutte cose molto belle, ma la vita è fatta di lacrime, sangue e fango, non di olio di jojoba.

Dobbiamo uscire da questo incantesimo, affrontare la verità, tornare al vecchio e indimenticabile sapone di Marsiglia. Il sapone di Marsiglia non ti inganna, è squadrato, quasi rozzo, ma sincero, onesto. Il sapone di Marsiglia non si perde tanto in fronzoli, va subito al sodo, anzi: alla soda! Acqua, sale, olio d’oliva, di una semplicità commovente, viene quasi voglia di farsi una bruschetta con il sapone di Marsiglia, lo puoi usare per il viso e per il bucato, è un sapone maschio, ci senti l’odore di libertà del suo porto, le promesse dei marinai aleggiano violente, solari, pronte a sciogliersi sulla pelle dorata di una donna innamorata.

C’è Napoleone Bonaparte nel sapone di Marsiglia, non scherziamo! Anche se il grande generale o “il piccolo caporale” diceva alle sue donne di non lavarsi: amava gli odori forti. E poi con il sapone di Marsiglia ti senti protagonista di un film noir francese, ti senti quasi Jean Gabin, senti di fare parte di un clan, il clan dei marsigliesi per l’appunto. Per un cinefilo come me Lush ha perso in partenza la battaglia dei saponi, con l’azienda inglese siamo dalle parti di Harry Potter, magia e stregoneria per adolescenti, niente a che vedere con il criminale carisma marsigliese. E poi non si possono spendere 45 euro per qualche saponetta e per qualche bolla di sapone in più!

Saranno pure equosolidali e animalisti ma c’è un limite al mio senso etico: il conto in banca che è brutto, sporco e cattivo. Sì, forse vale la pena illudersi che la vita sia così: una tenue bolla di sapone che scoppia, come in un terrorismo incantato per bambini. Dimmi come ti insaponi e ti dirò chi sei. E voi di che sapone siete? L’importante comunque è sentirsi sul proprio sentiero, anche se scivoloso.