A volte, anche spesso, ritornano. La politica è una brutta bestia. Uno ci prova a stare lontano dal Palazzo, a rifarsi una vita o a tornare alla professione precedente (per quelli che ne avevano una). Ma poi il richiamo della giungla è forte e alla fine sono in pochi quelli che riesco a resistere dal tornare in Parlamento. “Finché stai dentro qui conti qualcosa, fuori non conti più un cazzo…!”, raccontava qualche tempo fa un deputato forzista che temeva di non essere ricandidato. In realtà la politica degli ultimi anni ha dimostrato come si possa essere leader anche fuori dal Palazzo, vedi Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Lo stesso Renzi parlamentare non lo è mai stato e il suo prossimo ingresso a Palazzo Madama in veste di senatore sarà per lui la prima volta.

Alle prossime elezioni, comunque, sono diversi gli esponenti politici che, dopo essere stati fermi un giro, si ricandidano per tornare. A cominciare da Massimo D’Alema che, dopo una vita passata in Parlamento ed essere stato anche premier dal 1998 al 2000, si ripresenta in un collegio uninominale nel “suo” Salento per Liberi e Uguali. Stesso cammino anche per Piero Fassino, con la differenza che l’ex sindaco di Torino si ripresenta per il Pd, non nella sua città ma a Ferrara. A fare scalpore anche il ritorno di Giulia Bongiorno, cui l’avvocatura evidentemente va stretta: l’avvocatessa di Giulio Andreotti e Raffaele Sollecito è candidata alla Camera in posizione sicura per la Lega di Matteo Salvini. “Di Matteo mi ha colpito la chiarezza e la linearità delle sue posizioni”, ha spiegato Bongiorno, che si è fatta già due legislature, dal 2006 al 2013, tra An e il Pdl, mentre nel 2010 ha optato per una scelta anti berlusconiana seguendo Gianfranco Fini nell’avventura di Futuro e Libertà. Ma nella Lega c’è un altro ritorno di peso: quello di Massimo Garavaglia, ex deputato ed ex senatore, carica da cui si è dimesso, nel maggio 2013, per la sopraggiunta nomina ad assessore regionale all’Economia nella giunta lombarda di Roberto Maroni.

Il maggior numero di riapparizioni è però in Forza Italia. A partire da Michela Vittoria Brambilla, ex deputata che è stata anche ministro del Turismo nell’ultimo governo Berlusconi e, prima ancora, sottosegretaria alla presidenza del consiglio: l’animalista forzista è candidata all’uninominale nel collegio di Abbiategrasso. Vittorio Sgarbi, invece, dopo aver mollato il suo sodale di Rinascimento Italiano Giulio Tremonti (che è rimasto a piedi) è candidato per Forza Italia nel collegio uninominale di Pomigliano d’Arco, contro Luigi Di Maio. Il critico d’arte, in realtà, ha saltato più di un giro, visto che non è più parlamentare dal 2006 dopo essersi fatto quattro legislature alla Camera, mentre dal 2001 al 2002 è stato sottosegretario ai Beni culturali nel secondo governo Berlusconi, salvo poi andarsene dopo uno scontro con l’allora ministro Giuliano Urbani.

Deputata al 2008 al 2013, torna alla carica anche Melania Rizzoli, vedova di Angelo, candidata in Liguria. Medico famoso per la sua lotta contro linfomi e tumori, Rizzoli in questi anni è diventata anche una delle principali firme di Libero, sotto la direzione di Vittorio Feltri. Mentre la sua casa è stata per anni uno dei “salotti” più in voga della Capitale, con frequentazioni assai bipartisan.

Sempre nel partito berlusconiano, si riaffacciano sul panorama nazionale anche Lella Golfo, deputata nella XVI legislatura e presidente della Fondazione Belisario, e Luigi Vitali, coordinatore pugliese di Fi, deputato per quattro legislature fino al 2013. Torna pure Osvaldo Napoli, deputato dal 2001 al 2013 e candidato forzista alle ultime Comunali a Torino. “Credo che il presidente Berlusconi abbia voluto premiare il mio lavoro: dopo la mancata elezione nel 2013, infatti, non mi sono affatto scoraggiato e ho continuato a fare politica come sempre, sul territorio, in Piemonte. Ma anche a Roma come vice responsabile enti locali del partito”, racconta Napoli. “E ora mi ricandido con lo spirito e l’entusiasmo del primo giorno”, aggiunge.

E torna, questa volta per Fratelli d’Italia (di cui è stato uno dei fondatori), anche l’ex forzista Guido Crosetto. “Ho accettato solo per l’insistenza di Giorgia Meloni, per dare una mano a lei e al partito, ma ho chiesto di non essere candidato all’uninominale perché, se dovessi stufarmi e dimettermi, almeno in quel collegio non saranno costretti a rivotare”, spiega Crosetto. Famiglia produttrice di macchinari agricoli in Piemonte, il “gigante” Crosetto è uno dei pochi politici che può permettersi di vivere molto bene anche fuori dal Palazzo. Negli ultimi anni è stato presidente dell’Aiad, la federazione delle aziende per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. “Spero di poter essere utile nel caso di una vittoria del centrodestra”, continua Crosetto, “ma se così non fosse o, peggio, se ci fosse odore d’inciucio, non avrei problemi ad andarmene”. Nel partito di Giorgia Meloni si ricandida anche l’ex An ed ex finiano Adolfo Urso, in Veneto, per un seggio in Senato, dietro Daniela Santanchè.

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