A volte rifletto su questo nostro mondo di oggi, io che vengo da un altro secolo e mi chiedo: ma di che cosa dovremmo essere fieri? Una cosa soltanto: la tecnologia, questo è fuori discussione. Amazon per esempio. È qualcosa di stupefacente, destinato a inglobare forse l’intero mercato in un futuro non molto lontano. Poter acquistare qualunque prodotto con un click è qualcosa che sta in già rivoluzionando il commercio su scala mondiale. Un produttore di vino della provincia di Grosseto può ricevere e evadere ordini in tempo reale contemporaneamente su Mosca e Madrid. Mi metto nei suoi panni e dico che è una cosa fantastica.

Leggo che Amazon dopo cinque anni di test ha aperto il primo supermercato dove si entra e si può ordinare di tutto, provare vestiti con la realtà aumentata, si paga senza bisogno di cassieri, il prodotto arriva direttamente a casa, il pagamento sul conto tramite l’account di Amazon legato alla carta di credito. Servirà ancora la pubblicità? Tutto un sistema basato sulla pressione pubblicitaria è destinato a scomparire, il principale parametro del valore del prodotto verrà dai consumatori stessi tramite i “feedback” sulla rete. I venditori di fumo che hanno campato decenni sul culto dei marchi dovranno trovarsi un nuovo impiego. Se un prodotto avrà successo sarà per effettiva utilità o effettiva qualità o per convincente novità, senza passare per la fabbrica di illusioni della macchina pubblicitaria. Anche questo è fantastico.

Ora però dopo essermi entusiasmato, vorrei leggere anche altri articoli per capire meglio. Una proiezione di quanti posti di lavoro si perderanno e che destino attende questi milioni di persone. Vorrei un confronto tra intellettuali ed economisti in grado di disegnare scenari futuri plausibili. Università che sfornino teorie e analisi critiche. Se la disoccupazione salirà alle stelle a causa di e-commerce, robotica e intelligenza artificiale. E a quel punto da chi e con quale denaro verrà acquistata tutta questa merce. Se avremo politici in grado di guidare la concentrazione di potere che si va delineando nelle mani di pochissime compagnie nella Silicon Valley. Politici che pensino già oggi ai disoccupati di domani quando il loro lavoro sarà eseguito da software o macchine sempre più intelligenti. Educatori che si interroghino sul futuro dei ragazzi, a come prepararli alla complessità di questo nuovo mondo. Giornalisti che alimentassero ogni giorno questo dibattito e sollevassero i grandi interrogativi. Chi deve porre queste domande? Perché questo mondo vive alla giornata, spinto da entusiasmi superficiali, senza approfondire problematiche decennali?

Perché la vera rivoluzione non la farà Amazon. La rivoluzione avverrà quando rimetteremo al centro l’Uomo e torneremo a chiederci chi è veramente questo individuo bipede che entra nel supermercato virtuale e fa i suoi mirabolanti acquisti. Se è venuto al mondo con questo destino o magari anche per altri scopi. Cinque anni di ricerche per lo shopping Amazon e guardate che risultati sorprendenti. Il fronte della nostra umanità invece, o comprensione dell’altro, capacità di astrarre concetti, aiutare un simile, produrre opere d’arte significative, persino l’uso della parola e della memoria, ecco in questi ambiti quali progressi si scorgono? Chi fa programmi a lunga scadenza affinché l’uomo non perda le sue qualità più importanti?

Con contributo di Alox Media