Aveva ragione Claudio Baglioni quando prometteva un festival tutto di musica e canzoni. L’ha detto e lo ha fatto. Su quel palco, che tutti celebrano fino alla noia come magico, ci si sale per cantare. E così abbiamo visto una specie di miracolo, perché non solo tutti cantano Sanremo (come recita uno slogan) ma cantano pure bene. Cantano bene quelli che lo fanno di mestiere ed è normale visto che o sono concorrenti o sono Sting, Giorgia, Roberto Vecchioni. Ma anche quelli che fanno un altro mestiere come Michelle Hunziker o Pierfrancesco Favino. E cantano bene anche quelli che non vogliono cantare o fanno finta di non volere. E’ accaduto ieri sera prima a Virginia Raffaele, in un bel duetto con Baglioni, e poi alle donne che, contestando a Michelle le sue scelte maschiliste dal repertorio nanniniano, hanno intonato un bel medley di canzoni femminili.

Ma, c’è un ma. Tutta questa felice scelta di centralità di buona musica fa apparire con maggior evidenza la precarietà di quei pochi spazi lasciati alla parola, la debolezza dei testi, un problema non certo nuovo nel festival. Nelle prime due serate, la parte parlata era stata tenuta in piedi dalla brillantezza di Fiorello e dall’eloquenza di Pippo Baudo, mentre il gioco dell’attore colto che deve recitare Leopardi ma non vede l’ora di cantare Edoardo Vianello si era risolto felicemente grazie a Edoardo Vianello e alle sue “pinne fucile ed occhiali”.

Ieri sera questo gioco che aveva funzionato anche con Despacito, insomma con la musica pop che travolge la letteratura, è stato abbandonato e sostituito con uno sketch cervellotico sulla creazione da parte di un superesperto americano di un automa detto Baglion-One. Coinvolti nella terribile esperienza, il direttore artistico, Favino e persino il bravo Ravello. Dire di una scenetta da oratorio sarebbe fare un torto agli oratori. Ripeto non è la prima volta che capita a Sanremo, ricordo una cosa simile con Fazio e Laetitia Casta. A questo punto credo ci sia una sola soluzione: lasciamo perdere le recite, e vai con la musica.