Il recente crollo del bitcoin ha un risvolto positivo. La perdita subita può servire da vaccino contro le truffe finanziarie. Qualche anno fa gli imbroglioni promettevano facili e rapidi arricchimenti con le valute estere, il cosiddetto Forex. Poi con le opzioni binarie. Negli ultimi tempi sono passati al bitcoin. Se continuerà la sua discesa, dovranno inventarsene un’altra.

Ovviamente mi aspetto commenti ingiuriosi, come quando mesi fa intervenni sulle cosiddette criptovalute: accuse di ignoranza informatica, rifiuto del progresso, imbecillità bell’e buona ecc. Come se a inizio Seicento a un allarme per la bolla speculativa dei bulbi dei tulipani in Olanda, avessero risposto con accuse di non amare i fiori, la natura e in generale il bello.

Gli insulti arrivano dai truffatori, indispettiti per ogni messa in guardia, ma pure da persone in buona fede. Infatti dietro al successo del bitcoin vi sono anche atteggiamenti fideistici. Lo spiega bene il premio Nobel Robert Shiller in un’intervista a Der Spiegel. Un certo fascino dovuto alle sue origini nebulose si associa a connotazioni anarchiche (di destra, non certo di sinistra) in quanto indipendente da governi e banche centrali.

In ogni caso il mio discorso non verte sulle monete virtuali in sé, tanto meno sulla tecnologia informatica nota come blockchain, alla base di esse. Ma solo sui bitcoin. E per interessanti approfondimenti merita visitare il blog Digiconomist.net, fondato da Alex de Vries. Apprendiamo così che il consumo di energia per una transazione con bitcoin è arrivato a 553 kilowattora (4-2-2018), cioè nell’ordine del consumo mensile di energia elettrica di una casa unifamiliare. Scopriamo anche quanto inquini la “produzione” di bitcoin con alto utilizzo di energia proveniente da centrali a carbone.

Che dire invece leggendo che i bitcoin vengono prodotti attraverso un processo definito mining, di estrazione in miniera, proprio come l’oro. Ma davvero con cariche esplosive, martelli pneumatici ecc.?

In ogni caso, a parte considerazioni di altra natura, come può il proverbiale buon padre di famiglia investire in qualcosa che cresce di quasi 20 volte in meno di un anno e poi dimezza in un mese? Roba da giocatori d’azzardo.

Dall’evidenza che un risparmiatore fa bene a non mettere neanche un soldo in bitcoin, discende l’ovvia indicazione di venderli senza indugio, per chi ne possedesse pochi o tanti. Come sempre poi per le decisioni di smobilizzo, l’essere in guadagno o in perdita è privo di qualsiasi rilevanza operativa, salvo per implicazioni fiscali, che però nella fattispecie sono alquanto oscure.