Cuneo, gli industriali ai giovani: «Se volete lavorare non studiate troppo». Parole chiare, dirette, senza troppe perifrasi. Parole nelle quali si condensa, in fondo, l’eterno problema del rapporto tra potere e sapere. Il messaggio è forte e chiaro: se siete colti, formati e pensanti siete un problema, cari giovani. È proprio così. Nulla è più fastidioso e insopportabile, per chi comanda, di un sottoposto che sappia pensare con la sua testa e, dunque, valutare da sé, con occhio vigile e mente libera, senza accettare in silenzio e con irriflessa passività il comando ricevuto. Lo sappiamo, nihil novi.

Da sempre il potere odia il sapere: mira a contenerlo, a limitarlo, ad amministrarlo, di modo che esso possa essergli funzionale e, comunque, mai si attivi per metterne in discussione l’assetto. Il potere odia il sapere e, in ogni caso, preferisce l’ignoranza. Che è troppo spesso sinonimo di passività e disponibilità a obbedire cadavericamente, senza battere ciglio. Ora tutti si fingono increduli per la frase, certo un po’ brusca, ma se non altro schietta e diretta, degli industriali di Cuneo. E magari a fingersi increduli sono gli stessi che da anni, a colpi di “buona scuola” et similia, hanno attivamente operato per condurci nel baratro della società analfabetizzata e a ignoranza sempre più diffusa. Dove quel che conta – vi dice qualcosa la “alternanza scuola-lavoro”? – non è lo studio, ma il lavoro immediato e quelli che il sommo poeta chiamava “i sùbiti guadagni”.

Insomma, giovani. Sappiatelo: se studiate, siete pericolosi per il potere. E dunque, a maggior ragione: studiate con zelo e vera passione, non v’è nulla di più rivoluzionario!