I documenti ufficiali parlano di migliaia di ore all’anno tra assistenza sociale e psicologica, mediazione culturale, supporto amministrativo, per un valore di circa 130mila euro. Di queste attività di accoglienza ai migranti dichiarate e rendicontate a Roma dal Comune di Narni (provincia di Terni, in Umbria) tra il 2015 e il 2017, però, secondo le verifiche effettuate da ilfattoquotidiano.it una parte significativa non è mai stata fatta. Il progetto in questione è uno Sprar, l’iniziativa di accoglienza destinata a richiedenti asilo e rifugiati attraverso strutture diffuse sul territorio, gestite da enti locali e operatori del terzo settore. Rappresenta il modello indicato come più virtuoso da associazioni e ministero, anche per il livello di controllo più alto rispetto ai centri di prima accoglienza gestiti dalle prefetture. Ma in questo caso i controlli non sembrano aver funzionato. Sulla vicenda l’autorità giudiziaria è già al lavoro: ci sono sospetti di rendicontazioni ufficiali non rispondenti al vero, servizi e attività di inclusione a favore dei migranti dichiarati e non resi, controlli non del tutto efficaci.

Sospetti di ore “fantasma”
Nel 2013 il Comune di Narni, a capo di un gruppo che comprende anche i municipi di Amelia, Attigliano, Lugnano in Teverina, Guardea, con un affidamento diretto mette lo Sprar per migranti ordinari nelle mani di una cordata di quattro associazioni già attive da anni nel settore e che tutt’ora lo gestiscono dopo aver poi vinto un bando: Arci Nuova Associazione, Arci Solidarietà Terni e due soggetti legati alla Curia, Laboratorio Idea e l’associazione San Martino, capofila. Dal 2014 al 2016, il progetto vale più di un milione di euro all’anno, di cui l’80% arriva dal ministero dell’Interno, mentre il restante 20% è un cofinanziamento comunale. Più di 200mila euro di cui circa 130mila sono per i costi di personale, pari a oltre 7mila ore annue, che però nella realtà in parte non sarebbero state effettuate.

Dipendenti inseriti a loro insaputa
Stando alle testimonianze e ai documenti raccolti da ilfattoquotidiano.it, infatti, buona parte dei dipendenti ha scoperto solo nel 2016 di essere stato inserito nella delibera comunale sullo Sprar datata 16 ottobre 2013. Il Comune, insomma, formalmente, ha preventivato il loro lavoro per mettere insieme il cofinanziamento necessario sotto forma di ore lavorate, ma non li ha informati né indicato loro l’attività da svolgere. “Io le 80 ore mensili che mi vengono imputate non le ho fatte. Abbiamo scoperto di essere state messe in questa delibera molto dopo”, dice la responsabile dell’area amministrativa del Comune di Attigliano Laura Pica, inserita nell’atto comunale con la collega Cinzia Ruco. Le ore effettuate dalle due nel 2014 non sono state circa 1.400 come inizialmente rendicontato, ma solo 90: quando viene a sapere della delibera, ad aprile 2016, Pica smentisce il dato iniziale scrivendo alla responsabile del progetto, la dirigente del Comune di Narni Lorella Sepi. Quest’ultima allora sospende in autotutela il resoconto 2015 da poco inviato allo Sprar centrale usando come giustificazioni un “errore materiale” e informazioni arrivate in ritardo dagli altri Comuni e invia una rettifica qualche giorno dopo. Una mossa che però al Servizio centrale di Roma, gestito da Anci in convenzione con il Viminale, non fa accendere nessuna lampadina.

Mediatore e psicologa, ma solo sulla carta
Le sospette irregolarità non finiscono qui. Per due impiegati del Comune di Narni, anche loro ignari di tutto fino al 2016, sono stati addirittura rendicontati servizi (oltre 1.300 ore nel 2014, valore 20mila euro) che non potevano erogare. Secondo i resoconti ufficiali, Massimiliano Spaziani avrebbe fatto il mediatore culturale e l’interprete, attività però non compatibili con il suo profilo di operatore sociale e amministrativo, oltre che con le sue competenze: non ha nessun titolo su questo fronte, né parla arabo e inglese, due tra le lingue più diffuse tra i migranti. Così come non combacia con il ruolo di psicologa dichiarato nelle rendicontazioni il profilo, identico, di Rosaria Scottegna, anche lei dipendente del Comune di Narni. È vero, ha laurea in Psicologia ed è iscritta all’Albo degli psicologi, ma è stata assunta per fare altro, con un contratto di categoria inferiore a quella prevista per queste figure. Non solo: entrambi si occupano già a tempo pieno di altro. Come avrebbero potuto dedicare 56 delle 144 ore mensili lavorate in nuove attività?

Documenti negati
Solo per il 2014 delle 623 ore mensili rendicontate nei documenti pubblici ufficiali, almeno 200 esistono solo sulla carta. “Bisogna fare chiarezza. Vogliamo capire che tipologia di percorso di inclusione sociale hanno affrontato i richiedenti asilo per essere inseriti nella società e la tipologia di lavoro svolto dai dipendenti”, dice a ilfatto.it il consigliere regionale della Lega Nord Emanuele Fiorini, che dopo due richieste di accesso agli atti al Comune di Narni continua a vedersi negata una parte dei documenti.

Lo Sprar centrale: “Comunichiamo le criticità al Viminale”
Mentre negli uffici comunali si respira un clima di paura e Fiorini annuncia che segnalerà lo stato delle cose alla Procura, dallo Sprar centrale spiegano: “Controlliamo le rendicontazioni e inviamo poi un verbale al ministero dell’Interno dove si evidenziano le criticità, ma non possiamo dire che tipo di attività abbiamo fatto in questo caso”. E la rettifica della rendicontazione non ha fatto sorgere nemmeno un dubbio? “Non sappiamo di cosa sta parlando”.

La dirigente del Comune: “Tutto in regola”
Al Comune di Narni, la responsabile Lorella Sepi assicura a ilfatto.it: “Non vado certo a rendicontare ciò che non viene fatto. Il Comune non ha preso soldi per questi servizi, ha solo dato la disponibilità del suo personale di essere usato per la progettazione Sprar qualora fosse stato necessario. Il progetto è stato ritenuto legittimo da parte del ministero”. Le rendicontazioni portano anche la firma del presidente della San Martino Francesco Venturini, capofila della cordata di associazioni, che si difende: “È solo una bega politica delle opposizioni. Io rispondo dei miei operatori, non certo di quello che fa il Comune. Che il Comune di Narni abbia messo a disposizione lo psicologo non lo ricordo. Per l’interpretariato abbiamo i nostri interpreti e il Comune ha uno sportello per gli immigrati, che però decidono se usufruirne o no”.