La giornata della Memoria è preposta al ricordo della Shoah, ma, così come tutto, il ricordo muta e con i mutamenti finisce per avere un diverso significato la stessa memoria della tragedia.
Ciò che rappresenta la massima infamia nella storia dell’uomo intacca finanche l’inconscio, per poi emergere e tradursi nell’alterazione del linguaggio, laddove la commemorazione diventa, mestamente assai, “celebrazione”, con grande nocumento per il rispetto dovuto alle vittime. La Shoah è quel satanico evento e congegno (al contempo) fatto dei seguenti elementi, tutti riconducibili a meccanismi a carattere strettamente industriale.

Il segreto industriale: si è riusciti a uccidere sei milioni di persone nella prima metà degli anni quaranta del ventesimo secolo senza che il mondo lo sapesse. L’oggetto dell’intrapresa: consisteva nell’eliminazione fisica di un intero popolo, solo per la sua appartenenza religiosa. Il luogo: per sete di sterminio si è andati ovunque fosse possibile farlo, onde prelevare come bestiame i singoli soggetti con l’inganno e/o con la forza per portarli  nelle fabbriche dell’omicidio. La consapevolezza: nei mattatoi non tutte le vittime sapevano subito che sarebbero state gasate, a  riprova del buon funzionamento del congegno. I nemici indistinti: si considerava che le vittime fossero, ancorché dei bebè o degli anziani, indistintamente dei nemici giurati degli assassini.

Non esistono casi simili né sono mai esistiti e, quindi, quando si fanno paragoni facili, basterebbe comparare e collazionare gli elementi di sopra ai casi che si vogliano, in modo blasfemo, essere simili alla Shoah. E’ totalmente inutile commemorare la Shoah laddove venga meno il rispetto per le vittime per via di indebiti e offensivi paragoni. Certamente, ragionare forse non è più di moda, ma noi borghesi ne abbiamo ancora il gusto. Dopotutto, se capire comporta delle controindicazioni, non voler capire ne comporta anche di più.