Le leggi razziali “rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia”. E anche in Italia il “folle e scellerato processo di riduzione delle persone in oggetti” della Shoah “fu attuato con consapevolezza e determinazione”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concluso col suo discorso le celebrazioni per la Giornata della Memoria (che ricorre il 27 gennaio) al Quirinale, a 80 anni dall’approvazione delle leggi razziali. Una normativa che per il capo dello Stato “rivela al massimo grado il carattere disumano del regime fascista e manifesta il distacco definitivo della monarchia dai valori del Risorgimento e dello Statuto liberale”.

Alla cerimonia era presente anche Liliana Segre, la prima senatrice a vita nominata da Mattarella, deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944 con il treno in partenza dal binario 21 della stazione Centrale. Nel campo di concentramento perse suo padre Alberto. “Ci sono certi cancelli e certi fili spinati che la mente e il cuore non possono più superare, da cui non si può più uscire ed entrare”, ha risposto la senatrice a una bambina che le chiedeva come mai non fosse più voluta tornare nel lager in cui è stata internata. “Il cammino dell’umanità – ha continuato Mattarella – è purtroppo costellato di stragi, uccisioni, genocidi. Tutte le vittime dell’odio sono uguali e meritano uguale rispetto. Ma la Shoah – per la sua micidiale combinazione di delirio razzista, volontà di sterminio, pianificazione burocratica, efficienza criminale – resta unica nella storia d’Europa“. E anche l’Italia dimostrò di essere determinata nel piano di sterminio, anche se “è vero” che “il regime fascista non fece costruire camere a gas e forni crematori. Ma, dopo l’8 settembre, – sottolinea ancora Mattarella – il governo di Salò collaborò attivamente alla cattura degli ebrei che si trovavano in Italia e alla loro deportazione verso l’annientamento fisico”.

Anche per questo sostenere che “il fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra” per il Capo dello Stato è “un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione”, perché “razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza” del regime. La Repubblica italiana che è “nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l’antitesi più netta. L’indicazione delle discriminazioni da rifiutare e respingere, al suo articolo 3, rappresenta un monito. Il presente – ha aggiunto Mattarella – ci indica che di questo monito vi è tuttora bisogno”.

Nel corso della cerimonia Liliana Segre e Pietro Terracina hanno portato la loro testimonianza e risposto alle domande degli studenti. Presenti, fra gli altri, anche i presidenti delle Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini, il Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, la Ministra della Difesa, Roberta Pinotti, la Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, rappresentanti delle Associazioni degli ex internati e deportati, della Comunità ebraica, e autorità politiche, civili e militari. Hanno partecipato alla cerimonia Giovanni Bassanelli, Luigi Lucchini e Francesco Perrone a cui il Capo dello Stato ha consegnato la medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti 1943/1945.