Chissà se Mao Zedong avrebbe mai immaginato che il cinese potesse arrivare nelle scuole dell’infanzia della Sicilia. A pochi passi dalle terre di Montalbano la lingua del Paese più popolato al mondo spadroneggia ed è destinata a conquistare gli studenti dai 3 ai 18 anni. Nei giorni scorsi l’istituto “Confucio” dell’università di Enna ha siglato un accordo con l’ufficio scolastico regionale e territoriale per creare una rete di scuole, dall’infanzia alle superiori, che diffonderanno il cinese. Non solo. Grazie a questa sinergia in Sicilia si avrà un albo di docenti specializzati e formati dall’istituto “Confucio” a cui le scuole potranno attingere. Allo stato attuale sono già cinquanta gli istituti comprensivi e i licei che hanno aderito alla proposta nata grazie all’impegno di Marinella Muscarà che presiede il corso di laurea triennale in lingue e culture moderne ed è direttrice del “Confucio” per quanto riguarda la parte italiana.

Un progetto ambizioso che ha coinvolto tutte le nove province e che potrà vantare un corpo docente giovane da mettere a disposizione: “Ricerchiamo ragazzi siciliani laureati in cinese che diventeranno ufficialmente parte di questo albo. Anche questo è un modo per trattenere i nostri giovani al Sud”, spiega Muscarà. La professoressa è convinta che ormai l’inglese non basti: “Il mondo e il mercato si apre ad altri scenari, anche per il numero della popolazione cinese che va ricordato spesso non parla inglese. Inoltre è una cultura millenaria e affascinante. L’obiettivo è apprendere le lingue per abbattere i pregiudizi”.

Le finalità di quest’iniziativa sono molteplici: favorire l’internazionalizzazione degli studenti e la mobilità da e per la Cina. Ma non solo. Si vogliono sfatare anche gli stereotipi sia dei cinesi sulla Sicilia sia dei siciliani sulla Cina. A cominciare dai più piccoli, dai bambini. A Enna grazie a dei laureandi si sono già svolte attività di tirocinio nelle scuole dell’infanzia così come alcuni istituti a Caltanissetta hanno attivato la lingua cinese nei curriculum.

E a chi pensa che sia difficile o impossibile imparare una lingua tanto diversa dalla nostra Muscarà ha la risposta pronta: “Con i bambini si parte dai disegni. I più piccoli sono affascinati dalla diversità. L’obiettivo non è strumentale ma educativo perché sviluppa fin dalla tenera età il rispetto dell’alterità. Partiamo dagli ideogrammi che i bambini percepiscono come disegno per iniziare il percorso. L’approccio è orale, si impara facendo e giocando”. Nelle prossime settimane uscirà il bando per selezionare i giovani laureati al fine di predisporre l’albo che costituirà il corpo docenti specializzato che entrerà nelle scuole siciliane con tanto di certificazione dell’istituto “Confucio”.

L’avanzata della della cultura del Paese del dragone non conosce confini al punto che nel prossimo mese di maggio la famosa Infiorata di Noto sarà dedicata alla Cina e a febbraio nell’outlet tra Catania e Palermo si festeggerà il capodanno cinese.