Grazie alla legge elettorale Rosatellum la coalizione di destra potrebbe conquistare o sfiorare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, anche restando sotto il 40% dei voti. Se la sfiora poi la conquista in qualche modo. Altro che ingovernabilità o grandi intese. E’ uno scenario nuovo, che non era stato previsto (personalmente mi ha completamente sorpreso), un passaggio inquietante nella storia del nostro paese e delle cosiddette democrazie occidentali. Chi mai è tornato vincente alla testa della sua coalizione 24 anni dopo la prima vittoria? Cosa rappresenta Silvio Berlusconi nell’immaginario dell’opinione pubblica mondiale?

L’aspetto grottesco/ridicolo comunque non è il più inquietante. Il punto è che Forza Italia, Lega e compagnia tornerebbero al potere più confusi e cattivi che mai. Più di prima. La sintesi del loro programma è un coacervo di promesse di fronte alle quali c’è quasi da rimpiangere il milione di posti di lavoro di una volta. Si tolgono tasse ai ceti medi e alti così finanziando (???) la possibilità di andare in pensione prima e con pensioni più alte. Sulla giustizia e sui diritti la divaricazione è un po’ più logica e coerente: clemenza verso i reati dei colletti bianchi e pugno duro verso i poveri e gli stranieri (compresa l’espulsione di massa di tutti gli irregolari, il respingimento di massa alle frontiere, il diritto di ammazzare i ladri). Poco importa che si propongano cose già dichiarate incostituzionali o impossibili come l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione o i respingimenti collettivi.

Ci sarebbe da discutere a lungo sui motivi per i quali una cosa del genere goda dei consensi di almeno il 35% degli elettori, ma al momento è più urgente fare un estremo tentativo di salvarsi dal trumpismo italiano, anche perché pochissimi punti di differenza possono modificare in modo netto lo scenario post elettorale. Innanzitutto è necessario tornare al senso delle proporzioni e delle differenze, che negli ultimi anni si è abbastanza perso.

Da vari e decisivi punti di vista, quali i diritti umani, i diritti civili, l’onestà, un minimo di ambientalismo, non c’è paragone tra le colpe e i difetti del Pd e/o di 5 stelle e quelli del connubio formato da Berlusconi/Lega/Fratelli d’Italia. Non è solo il lapsus rivelatore di Fontana, candidato in Lombardia. La destra si è cementata di nuovo negli ultimi due anni sulle battaglie contro le unioni civili, contro lo ius soli, contro il testamento biologico, contro l’accoglienza, per la licenza di sparare, contro il reato di tortura (cioè per la tortura) etc.

Certo il cattivismo è spesso trasversale e ha coinvolto, su alcune questioni, sia il Pd che i 5 stelle, ma, per l’appunto, non c’è paragone: non ci si dimentichi di cosa sono oggi la destra e i suoi giornali, quali linguaggi e sentimenti hanno sdoganato. Tra Le Pen o Trump e Merkel, oggi Berlusconi è Le Pen o Trump. Domani vedremo ma vorremmo evitare di fare la prova.

Il conflitto tra Pd e 5 stelle è stato in questi anni tanto aspro quanto, talvolta o spesso, stucchevole e privo di contenuti coerenti. Oggi non è ancora possibile parlare di alleanza in chiave antidestra e di difesa dei diritti fondamentali, ma bisogna cominciare a pensarci. Tanto per cominciare bisogna sdrammatizzare le beghe e tornare ai princìpi fondamentali, guardare al pericolo principale, incitare e aiutare ad andare a votare chi pensa che “tanto non cambia niente”. Ognuno faccia i suoi ragionamenti, scelga il suo meno peggio, valuti il suo collegio o il voto nazionale ma guardi al vero pericolo, quello proprio brutto che abbiamo di fronte.