Su molti giornali leggo notizie inesatte , o quanto meno imprecise, e dichiarazioni allarmistiche (eutanasia!) che prendono spunto dalla morte di Marina Ripa di Meana: una donna splendida, libera e coraggiosa che ho avuto il piacere di conoscere personalmente.

L’errore fondamentale è quello di presentare la sedazione palliativa profonda continua come una soluzione resa possibile fin dal 2010 dalla legge 38 sulle cure palliative: una legge molto positiva, anche se non ha ancora avuto una applicazione piena e parimenti distribuita sul territorio nazionale.

La verità è che questo tipo di sedazione fino ad oggi non era un diritto, nel senso che la richiesta del malato poteva essere accolta dal medico facendola rientrare fra le “buone pratiche” del palliativista, ma poteva ugualmente essere respinta, ad esempio, da un medico cattolico oltranzista. Capitare, ad esempio a seguito di un incidente di macchina, in un ospedale “laico” o in uno “integralista” era un terno al lotto.

Per questa ragione (la mancanza di un “diritto positivo”) la morte veniva data ai malati terminali alla maniera dei gesuiti (si fa ma non si dice). Da questo le ricerche di centri qualificati come il “Mario Negri”, secondo cui ogni anno in Italia si verificano 20mila casi di “eutanasia clandestina”. Il fatto che molti medici (fra cui Silvio Garattini, presidente del centro Mario Negri) parlino invece di “desistenza terapeutica”, è un gioco di parole che non cambia la sostanza delle cose.

Ora, con la legge sul biotestamento approvata a fine Legislatura, grazie soprattutto all’impegno della Associazione Luca Coscioni, quello a fruire della sedazione palliativa profonda continua diventa un diritto di tutti i cittadini e un dovere per ogni struttura sanitaria e per ogni medico, senza la possibilità di invocare l’obiezione di coscienza, come avviene per oltre il 70% dei ginecologi, con percentuali che in alcune regioni giungono al 90%, rendendo di fatto impossibile il ricorso all’aborto.

Vale la pena, a scanso di equivoci, riportare il secondo comma dell’articolo 2 della legge, che così recita:

Nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

Molti giornali paventano il fatto che con questo articolo si sia introdotta surrettiziamente in Italia una forma di eutanasia. E’ falso, sia perché l’eutanasia implica un intervento attivo del medico – che in questo caso non c’è stato – per provocare la morte sia perché l’eutanasia, nei paesi in cui è stata legalizzata, può essere richiesta non solo dai malati “con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte” (come la Ripa di Meana) ma anche da persone che semplicemente ritengono che la loro vita non sia più degna di essere vissuta o che le sofferenze fisiche o psichiche (il più delle volte, entrambe) non siano più sopportabili. Caso tipico, quello dei malati di Sla come Piergiorgio Welby o il Dj Fabo.

Dunque, si tranquillizzino i “pro-vita”: dalla legge sul biotestamento non deriva alcun “diritto alla eutanasia”.

La legge è un passo verso “la buona morte”? Direi semplicemente che è un grande passo avanti nel campo delle scelte di fine vita ed un onorevole compromesso fra chi voleva l’eutanasia e chi voleva “quieta non movere”: lo stesso compromesso che si è raggiunto in Francia nel 2015 con la legge sul fine vita, che prevede appunto la sedazione terminale (“Dormire prima di morire per non soffrire”).

In conclusione, non ricordare – come fa ad esempio Maria Antonietta Farina Coscioni, che pure ha indubbiamente compiuto “un’opera buona” – che Marina Ripa di Meana ha potuto ricorrere alla luce del sole alla sedazione terminale solo grazie alla legge sul biotestamento è una omissione inspiegabile in una persona che conosce bene la materia.