Stava tornando da Acquisgrana, dove era andato a salutare un amico, quando mentre viaggiava sulla corsia destra dell’autostrada ha cominciato a sentire gli spari. Deniz Naki, calciatore turco-tedesco nato a Düren e di origini curde, non ha dubbi: “E’ stato un attacco organizzato da qualcuno a cui non piacciono le mie posizioni politiche – ha raccontato al giornale Die Welt – sarei potuto morire”. Naki, ex giocatore di St. Pauli e Paderborn, dal 2013 vive e gioca in Turchia, ora per una squadra curda di terza divisione, Amed Sk. Nell’aprile 2017 un giudice turco lo ha condannato a 18 mesi con la condizionale per propaganda filocurda a favore degli indipendentisti del Pkk.

Erano circa le ore 23 della notte tra domenica e lunedì, ha raccontato il 28enne, quando “improvvisamente ho sentito gli spari”. “Venivano dalla mia sinistra, in diagonale – ha spiegato a Die Welt – un proiettile ha colpito in pieno la mia macchina, sul finestrino. L’altro ha sfiorato il cerchione”. “Ho avuto paura di morire”, ha confessato Naki. “Mi sono immediatamente spostato sulla corsia di emergenza e ho chiamato la polizia”.

Il calciatore, che si trovava in Germania solo per fare visita ai suoi familiari, è rimasto illeso. Naki è da tempo un critico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dopo la sentenza dello scorso aprile, la sua vita è completamente cambiata. Gli amici d’infanzia lo hanno abbandonato e in cambio sono arrivate diverse minacce di morte, racconta Die Welt. “Sapevo che sarebbe potuto succedere -ha detto Naki al giornale tedesco – ma non pensavo qui in Germania”. Il Paese dove è nato e cresciuto, giocando nelle selezioni giovanili del Bayern Leverkusen, fino ad arrivare anche alla Nazionale U21.

Naki è convinto che l’attentato sia opera “dei servizi segreti turchi”. Ma non ha intenzione di rinunciare all’idea di tornare in Turchia. Nel frattempo la polizia di Acquisgrana ha comunicato che “indaga per tentato omicidio“, come ha riferito la portavoce Katja Schlenkermann-Pitts.

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