In Sicilia, sui rifiuti e non solo, cambia il direttore d’orchestra ma non lo spartito. “Emergenza” dice il nuovo presidente Nello Musumeci, lo dice con toni meno da showman del suo predecessore Rosario Crocetta ma la musica è identica. Discariche colme e al collasso, rifiuti per strada, costi esorbitanti. Davanti a questo la soluzione sembra essere la stessa degli ultimi 20 anni- la prima dichiarazione dello stato di emergenza per la gestione dei rifiuti in Sicilia risale al 1999 – e risponde al nome di “Emergenza”. Che, tradotto, significa appalti, denaro sperperato per mettere pezze che non durano ma costano, milioni e milioni di euro che finiscono nelle tasche dei signori dei rifiuti.

E proprio loro erano i grandi assenti della conferenza stampa di qualche giorno fa. Non una parola sul loro ruolo e sul rapporto profondo che esiste tra smaltimento, discariche e mafia. Eppure le cronache sono piene di fatti e dati precisi. Ultima in ordine di tempo l’inchiesta che ha portato all’operazione “Gorgone” nel catanese, con decine di arresti e un quadro che mostra gli interessi della mafia sull’affare rifiuti e le collusioni con gli apparati politici e burocratici. Ma “Gorgone” è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. Già nel luglio 2016 la commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti tracciava un quadro desolante: volumetrie esaurite, mancanze nelle opere di bonifica dei siti, enorme indebitamento per la gestione continua dell’emergenza, e l’esistenza di un sistema di illegalità diffuso e radicato, favorito dalle mancanze gravi della Regione sui controlli e sulla programmazione. Un sistema in cui le cosche hanno trovato terreno fertile.

Di tutto questo Musumeci non ha parlato. Limitandosi a indicare il male generico ma non le radici. E proponendo sempre la solita, sterile, soluzione: Emergenza. Un tentativo di svuotare il mare, di rifiuti, con il classico- e costosissimo- cucchiaino. Esportandoli e riproponendo l’incenerimento. Fingendo di non capire che entrambe le soluzioni, senza interventi strutturali, non risolvono i problemi ma continuano a essere il miele per poteri criminali e a favorire, in questo sì producendo il valore reale dei processi di termovalorizzazione, interessi illeciti. Gli stessi che hanno impedito di raggiungere i minimi standard della raccolta differenziata che vede l’isola agli ultimi posti in Italia, anni luce lontana dagli standard previsti in sede europea, e che- grazie alla mancanza di impianti di trattamento adeguati e moderni– stroncano sul nascere i primi timidi segnali di inversione di rotta. Come nel caso delle tonnellate di rifiuti “differenziati” che finiscono nelle discariche per mancanza di trattamento. Discariche che l’emergenza continua ha fatto crescere a dismisura, con continui ampliamenti, deroghe, proroghe. E milioni di euro che trasformano in oro i rifiuti. Questa sì sarebbe l’emergenza vera. Recidere definitivamente un circolo vizioso milionario e criminogeno. Ma significherebbe affrontare realmente il problema, e i segnali che arrivano vanno decisamente verso un’altra direzione.