E se cominciassimo il nuovo anno facendo anche noi qualcosa per gli altri? Anziché puntare all’estrazione del numero vincente giocassimo alla lotteria della salvezza (degli altri). Erri De Luca è sbarcato a Reggio Calabria dopo due settimane in mare sulla nave “salvagente” di Medici Senza Frontiere a pescare uomini, donne e bambini dispersi in mare. Carne umana galleggiante nelle acque territoriali. “Non ho uso di tatuaggi, la mia superficie riporta solo i segni degli anni – scrive Erri – gli avvenimenti del mondo mi hanno inciso tatuaggi dalla parte interna della pelle. Adesso sotto pelle si è impresso un nuovo tatuaggio: dall’ultimo gradino di una scala di corda che pesca nel vuoto ho visto spuntare una per una le facce di chi risaliva a bordo da un abisso”. Erano in missione di salvezza e neppure il “titolo” Senza Frontiere li ha tenuti  alla larga di calunnie e voci a vanvera sul soccorso dei naufraghi. Eppure sono i soli a rispettare la loro dignità, non li chiamano profughi o migranti. A bordo sono chiamati ospiti.

Erri, una voce libera, uno che quando parte in missione ci mette la faccia e l’anima, che alle maldicenze ha reagito con quello che gli riesce meglio, ha scritto un libricinoSe i delfini venissero in aiuto per fare luce su una verità ferita. È quello che in gergo si chiama “instant book” glielo ha pubblicato “Libreria Dante Descartes“, una casa editrice napoletana di nicchia. Costa solo 4 euro. Quattro euro per un’istantanea del più massiccio affogamento in mare della storia umana.  Quattro euro, meno di un quarto di quello che certe Ong intascano dall’Unione Europea per ogni naufrago soccorso. Leggerlo in tutte le scuole sarebbe una lezione di civiltà. “Pratico alpinismo – conclude Erri – e credo di sapere di preciso cosa sia il verbo scalare. Invece non lo sapevo. Ho imparato in mare quello che nessuna cima raggiunta mi ha insegnato prima”.

“Se penso a una cosa che mi piace fare, non ho dubbi, da 25 anni, è sempre la stessa, aiutare i senzatetto, i barboni,  gli ultimi della scala sociale”, così parla Henry Buhl, americano di New York, filantropo per vocazione, che ha fondato la “Ace Foundation”  e ha salvato dalla strada qualche decina di migliaia di homeless. Come Bill Gates mister Buhl poteva fare il miliardario e basta e vivere della fortuna di famiglia (suo nonno è stato tra i primi investitori della General Motors). Anche Henry è stato ( nell’ordine) prima un banchiere, poi si è dedicato alla sua passione, la fotografia, ed è diventato un collezionista d’arte, ospitando nel suo loft di Soho mostre di artisti emergenti. In fine si è aperto per lui il capitolo più significativo, quello del volontariato. Henry si è messo al servizio dei reietti, di quelli che vengono respinti dalla convivenza civile con senso di vergognosa discriminazione e spietata condanna. Tutto cominciò quando uno spazzamarciapiedi a Soho rimasto senza lavoro gli chiese 20 dollari. Henry invece gli trovò un lavoro. Ma non solo a lui, a centinaia come lui. Lavori socialmente utili alla comunità, come pulire i muri imbrattati dai graffiti, prendersi cura degli alberi del quartiere, ripulire i marciapiedi da ghiaccio e neve.

Piccoli impieghi che “sfuggono” alla macchina burocratica/municipale di New York. Henry così da un’idea semplice, quella della Soho Partnership, ha messo su una corazzata. Niente soldi pubblici, solo donazioni. E intanto  Il suo “Learn and Work” è diventato un modello imitato nel resto degli Stati Uniti. Lui è diventato un’eccellenza in materia, un benefattore che  si occupa anche di riabilitazione per dipendenza da alcool e droga. Henry Buhl for President? O almeno sindaco di New York? Fa cenno di no con la testa: “Non ci penso neanche. E ai miei homeless chi ci penserebbe”. Non sarebbe bello se anche Stefano Parisi nel suo programma elettorale dal nome già promettente “Energia per l’Italia” inserisse una soluzione per i  nostri senzatetto?  Può considerarsi civile e moderno un paese dove gli indigenti muoiono di freddo, buttati in mezzo a una strada come stracci vecchi? Io non ci sto.

Twitter @januariapiromal

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