Durante l’anno che sta per terminare, grazie alla cortesissima ospitalità de Ilfattoquotidiano.it, ho cercato di raccontare alcune delle peculiarità della società australiana, facendo sovente riferimento all’Italia come termine di paragone. Come summa di questo sforzo, e augurando a tutti i lettori un ottimo 2018, vorrei raccontare una brevissima storia accaduta a Sydney, che vale più di mille riflessioni e dibattiti.

Il primo ministro Malcolm Turnbull è salito sul suo dinghy per una breve manovra nei pressi della sua casa sulla spiaggia e ha pensato bene di non indossare il giubbotto salvagente. Niente di clamoroso, a dire la verità: Turnbull avrà percorso non più di 20 metri sul dinghy, spostandolo dal molo alla spiaggia antistante casa sua. Sfortunatamente per lui, è stato avvistato dalla Guardia costiera che, senza se e senza ma, gli ha comminato una multa di 250 dollari. Proprio come fosse un cittadino qualunque.

Cos’ha fatto il primo ministro? Gridato al complotto? Protestato urlando “lei non sa chi sono io”? Macché. Ha prontamente dichiarato di aver sbagliato e che questa esperienza gli servirà di lezione per il futuro, ricordando come leggi e regolamenti, per quanto a volte possano sembrare troppo rigidi, servono per assicurare che i cittadini vivano tranquilli e sicuri. Ed ha approfittato dell’occasione per reiterare l’importanza di rispettare qualsiasi regola, a beneficio di tutta la comunità.

Sembra un marziano, vero? Che meraviglia sarebbe vivere un 2018 potendo assistere ad esempi simili di profonda educazione civica anche da parte dei politici italiani. E di “coraggio” da parte delle autorità preposte a fare rispettare le leggi, senza guardare in faccia a nessuno e fregandosene di spinte, raccomandazioni e pressioni esterne.

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