La “notizia sensazionale” è che da oggi chi non vuole fare testamento biologico o interrompere terapie vitali… può continuare a non farlo. Come per chi non ha voluto e non vuole abortire, divorziare, unirsi civilmente, il riconoscimento di una nuova libertà civile non ha tolto nulla a nessuno.

Sottolineare tale scontatezza serve in realtà a collocare l’approvazione della legge sul biotestamento come tappa di un percorso che nasce con la grande stagione referendaria radicale degli anni 70, si interrompe con la barriera della Corte anti-Costituzionale contro il referendum per l’abolizione del Concordato, arretra nell’era della “reazione” ruiniana, della legge 40 e del boicottaggio al referendum di Luca Coscioni, e riprende finalmente nell’ultima legislatura con le unioni civili e – appunto – il biotestamento. E’ un percorso che ora deve proseguire: matrimonio egualitario, legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico, delle droghe oggi proibite e della ricerca sulle staminali embrionali e la modificazione del genoma, per citare soltanto alcuni dei fronti aperti come Associazione Luca Coscioni.

Al contrario di ciò che ci si imputa, non si tratta qui di pretendere il diritto a tutto o di confondere libertà e licenza. Tutte le scelte che investono la nascita, la vita, la morte, le cure, la ricerca portano con loro responsabilità anche drammatiche. Di fronte a tali scelte il cittadino non va lasciato solo, e nemmeno gli basterà avere in tasca il diritto di scegliere. Avrà invece bisogno del diritto a conoscere, ad essere informato e – se lo vuole – curato e assistito da parte di uno Stato capace di garantire condizioni minime di uguaglianza nell’accesso a tali scelte.

Il grande problema “etico” del nostro tempo non deve più essere quello dell’alternativa tra libertà e divieto, ma deve sempre più divenire quello delle migliori condizioni per l’effettivo esercizio della libertà. Il diritto, e non certo la clandestinità, è strumento fondamentale e condizione minima per un intervento pubblico che non sia persino controproducente.

Viva la legge sul biotestamento, dunque! E andiamo avanti!

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