Un traffico illecito di rifiuti, in particolare scarti di acciaierie, mirato a risparmiare sui costi di smaltimento. E, in alcuni casi, ricavare pure profitti, a scapito della sicurezza. A gestirlo era un’organizzazione criminale su cui indaga la Dda di Firenze, che accusa 13 persone di associazione per delinquere e traffico illecito di rifiuti. Le aziende finite nel registro degli indagati sono sette, tra cui le acciaierie Aferpi di Piombino, in cerca di un nuovo compratore dopo che il ministero dello Sviluppo economico ha risolto il contratto con l’algerina Cevital che l’aveva rilevata nel 2014. Le altre aziende finite nel mirino degli investigatori sono la Effemetal di Firenze, attiva nel settore del recupero, trasformazione e commercio all’ingrosso di rottami ferrosi, la Effeservice, la Raggi Nefal della provincia di Frosinone, la Nefal Sel di Roma, la Com.Sato di Gragnano (Napoli) e la Effe Due srl di Brescia. Anche l’Ilva di Taranto è stata perquisita, ma non risulta indagata.

Tra gli indagati ci sono i titolari delle aziende ma anche intermediari che avrebbero proposto loro l’affare dello smaltimento low cost. I rifiuti ferrosi o legati al comparto delle acciaierie venivano dichiarati non pericolosi per evitare i costosi trattamenti a cui avrebbero dovuto essere sottoposti. In alcuni casi si arrivava perfino a negare la loro natura di rifiuti, facendoli passare per materie prime secondarie o semplice merce, buona per essere addirittura venduta ricavando un guadagno. Spesso i rifiuti arrivavano anche dall’estero, per poi essere smaltiti illecitamente in Italia. Le perquisizioni, che hanno interessato complessivamente 35 siti, dovrebbero aiutare a fare luce anche sui luoghi, in Italia, in cui poi venivano stoccati.

Le indagini partono da lontano, dagli accertamenti sulla Ecofirenze, sequestrata nel 2014 nell’ambito di un’altra inchiesta della procura di Firenze, sempre per smaltimento illecito di rifiuti. Alla Aferpi gli inquirenti contestano un traffico illecito di rifiuti costituiti da scaglia di laminazione, carbone fossile, coke e ilmenite.
Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero allestito e organizzato in modo seriale attività abusive di cessione, trasporto e ricezione di rifiuti speciali. In alcuni casi, con la complicità degli addetti agli impianti, i rifiuti pericolosi sarebbero stati miscelati e poi declassificati a semplice merce. In questo modo venivano trasportati su tir non idonei, guidati da autotrasportatori sprovvisti dell’autorizzazione alla movimentazione di tali materiali. Alcune delle ditte avrebbero anche dichiarato operazioni di recupero mai effettuate.