Il Pd cammina lungo un filo sottile del 23 per cento. L’ennesimo ribasso, anche se lieve, fa sì che il Partito democratico abbia perso oltre 4 punti in due mesi, da un po’ più del 27 a un pelo sopra il 23. Una tendenza registrata da Ixè in un sondaggio per l’Huffington Post che peraltro conferma le tendenze già emerse nelle rilevazioni degli ultimi giorni elaborate da altri istituti. Il focus di Ixè – che si basa sul campione ormai consueto di 1000 interviste – si è concentrato in particolare sul mondo della sinistra. Ne viene, per esempio, che Piero Grasso – leader di Liberi e Uguali – è di gran lunga il preferito dall’elettorato che si definisce di “sinistra”, mentre Matteo Renzi – anche se con una forbice meno ampia – è ancora il favorito nell’elettorato che si definisce di “centrosinistra”. In generale, per giunta, il presidente del Senato è in generale tra i tre leader più popolari, con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il candidato premier del M5s Luigi Di Maio.

M5s primo partito, Liberi e Uguali oltre la somma dei “suoi” partiti
Tra i partiti il primo resta il Movimento Cinque Stelle, nonostante un’altalena ormai consueta tra il 27 e il 29 per cento che va avanti da circa un anno. I grillini sono dati al 27,5, mezzo punto in meno di 20 giorni prima. A seguire proprio il Pd, mentre Forza Italia conferma il miglioramento della sua salute tornando ad essere stabilmente il terzo partito con il 15,8, staccando in modo deciso la Lega Nord, tornata a un più familiare 12,7. Nell’area di centrodestra completano il quadro i Fratelli d’Italia che ruba qualcosa proprio al Carroccio e raggiunge il 5,4. La performance migliore, tuttavia, è proprio quella di Liberi e Uguali, forza politica che per Ixè è già al 7,5. La doppia cifra auspicata da Massimo D’Alema è ancora lontana, ma da una parte è confermato il valore aggiunto portato da Grasso e dall’altra avviene un fenomeno raro perché di solito quando i partiti si fondono, il risultato è sempre inferiore alla somma algebrica,mentre in questo caso supera di oltre un punto il totale registrato da Mdp e Sinistra Italiana giusto due settimane fa.

Centrodestra primo al 36 (ma non basta)
Difficile fare un ragionamento sulle coalizioni anche perché non è ancora chiaro quali (e come) partiti si alleeranno con il Pd e quali con la triade Fi-Lega-Fdi. Gli altri di centrosinistra, secondo Ixè, prendono circa il 4 per cento e così il centrosinistra in questa forma non andrebbero oltre il 27 e qualcosa. Gli altri di centrodestra mettono insieme il 2 per cento e così insieme ai partiti principali si arriverebbe al 36 circa, sempre troppo poco per arrivare a una maggioranza in Parlamento.

I bacini elettorali virtuali: M5s al 34, Pd al 32, Liberi e uguali al 19
Ixè ha fatto un passo oltre, cercando di capire quanto siano grandi i bacini elettorali dei partiti. Quello del M5s, per esempio, potrebbe estendersi fino a un massimo del 34 per cento, quindi con un allargamento del 7 rispetto alle intenzioni di voto di oggi. Maggiori margini di miglioramento ha il Pd (anche perché è sceso molto rispetto ai suoi valori degli ultimi anni).

Sorprendono tutt’e tre i partiti di centrodestra perché Forza Italia e Lega Nord potrebbero raddoppiare il proprio bacino elettorale e Fratelli d’Italia addirittura potrebbe triplicarlo: significa probabilmente che l’elettorato di centrodestra riesce a sovrapporsi con più facilità e per un elettore berlusconiano non sarebbe un grosso problema votare le forze politiche guidate da Salvini e Meloni e così per un elettore della Lega e di Fratelli d’Italia nei confronti degli altri due che compongono la coalizione.

Ma se Ixè vede giusto, Massimo D’Alema che pronostica con un po’ di ottimismo la doppia cifra di Liberi e Uguali non va tanto lontano dalla verità. Il bacino elettorale della forza di sinistra, infatti, ha potenzialità che possono far triplicare i suoi voti, fino a un 19 per cento per il momento improbabile.

La “scissione di fatto” tra elettori di sinistra e di centrosinistra
Il motivo è soprattutto che non poche differenze ci sono tra l’elettorato che si definisce di sinistra e quello che si ritiene di centrosinistra. Il primo, per esempio, si divide quasi in parti uguali tra Pd, Liberi e Uguali e (di poco dietro) M5s. L’elettorato di centrosinistra, invece, vota in maggioranza per il Partito democratico (quasi il 58 per cento), trascurando la nuova forza di sinistra, tanto da preferirle – nel caso – perfino i Cinquestelle.

Una scissione di fatto degli elettorati, oltre che delle dirigenze dei partiti. Lo ribadisce la fiducia in Matteo Renzi e in Piero Grasso dei due tipi di elettore: quello di sinistra preferisce il presidente del Senato (48 per cento ontro 26), quello di centrosinistra preferisce il segretario del Pd (51 a 40).

La fiducia nei leader, Gentiloni “imbattibile”
In generale tuttavia Grasso ispira più fiducia nell’elettorato rispetto a Renzi. Ma il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama deve fare ancora strada perché davanti continua ad avere “l’imbattibile” Paolo Gentiloni (il capo del governo raccoglie il 36 per cento nei sondaggi sull’indice di fiducia) e, anche se di poco, il leader dei Cinquestelle Luigi Di Maio. Dietro a Grasso ci sono Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Renzi.