Si chiamerà Petro la criptomoneta di cui si doterà il Venezuela. Simile al bitcoin, servirà per la transazioni finanziarie all’estero e a combattere il “blocco economico di cui è vittima il Paese”, come ha annunciato il suo presidente Nicolas Maduro durante un programma televisivo. Non ha rivelato molti dettagli, ma ha precisato che la nuova moneta sarà garantita dalle riserve di oro, petrolio, gas e diamanti del Venezuela, e “ci permetterà di avanzare verso nuove forme di finanziamento internazionale per lo sviluppo economico e sociale del paese”.

Manuel Quevedo, il nuovo presidente della compagna petrolifera statale Pdvsa (Petroleos de Venezuela), nonché ministro del petrolio, è stato incaricato di coordinare la squadra che avrà il compito di creare la criptomoneta. Maduro ha anche ordinato che venga predisposto un Osservatorio del Blockchain (il registro di tutte le transazioni digitali realizzate con una moneta elettronica) quale “base istituzionale, politica e giuridica per contribuire al lancio del Petro”.

L’aggravarsi della crisi economica venezuelana è da addebitarsi, secondo Maduro, alle sanzioni finanziarie imposte dai “governi dittatoriali” di Usa e Canada, che complicano le transazioni verso l’estero, mettendo in difficoltà un Paese già in crisi. Tra l’altro all’inizio di novembre le agenzie di rating Standard&Poor’s e Fitch hanno dichiarato il default selettivo del Paese che non è riuscito a rispettare alcuni pagamenti, mentre la produzione di petrolio è crollata agli stessi livelli della fine degli anni ’80. L’inflazione continua ad essere galoppante e la moneta venezuelana, il bolivar ha perso il 57 per cento del suo valore nell’ultimo mese.

L’annuncio di Maduro arriva in un momento di grande popolarità per il bitcoin, che ai venezuelani sembra un bene rifugio di fronte a questa situazione economica. Ma sulla riuscita dell’operazione i pareri degli economisti sono contrastanti. Il Petro sarebbe infatti la prima moneta virtuale al mondo controllata da un governo e garantita dalle riserve del Paese. Secondo l’analista finanziario Henkel Garcia, sentito dal quotidiano El Tiempo, le possibilità di successo di questa moneta virtuale sono limitate, per la scarsa fiducia che ispira l’economia del Paese. Del resto anche “il bolivar è garantito dalle riserve e non ha forza”.

Inoltre, secondo Andres Guevara, dell’Istituto di studi superiori dell’amministrazione di Caracas, c’è da considerare che, “uno degli elementi che ha spinto il prezzo delle criptomonete nel mondo è stata la loro facile convertibilità in qualsiasi moneta del mercato internazionale. Di fronte a questa realtà il Petro dovrà dipendere dal grado di libertà garantito dal governo sulla sua convertibilità. E conoscendo la tendenza dell’Esecutivo a non garantire il libero scambio del bolivar, si può dedurre che non lo farà con una moneta virtuale”.

Tuttavia non mancherebbero i vantaggi. Alcuni esperti hanno rilevato come la moneta virtuale potrebbe aiutare ad eludere il blocco economico imposto dagli Stati Uniti, che ha vietato transazioni con i titoli di debito e azioni emesse dal governo venezuelano e dalla Pdvsa, e potrebbe attrarre nuovi investimenti internazionali tra gli entusiasti delle monete virtuali. Infine, sarebbe un modo nascosto per fare default sui mercati, lasciando aperta l’entrata ai nuovi investitori.

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