di Lina de Cicco*

In principio fu il Mattarellum. Correva l’anno 1993 e Sergio Mattarella, l’attuale presidente della Repubblica, varava una legge elettorale che era un vero e proprio prodigio legislativo: in parte maggioritario, in parte proporzionale, la nuova legge mandava in pensione il proporzionale duro e puro in uso fino ad allora. Mattarellum, ovviamente, era solo un nomignolo: a coniarlo fu Giovanni Sartori, il famoso politologo scomparso alcuni mesi fa.

Così facendo, Sartori inventò un giochetto che ha avuto un discreto successo negli anni: quello di declinare al latinorum il nome delle leggi elettorali. Dal celeberrimo Porcellum al recentissimo Consultellum, passando per il meno noto Tatarellum (disciplinante tutt’ora in materia regionale), siamo giunti, oggi, a latinizzare anche l’ultimo prodigio legislativo targato Pd: il Rosatellum (bis).

Il latino è un omaggio? Ovviamente no: serve a far ridere. E però, c’è un però. Mattarellum e Rosatellum fanno ridere, certo. E Porcellum (la “porcata” di Calderoli) ancora di più. Ma, pensateci: c’è una variante che sfugge all’equazione.

Quale? L’Italicum. Il nome Italicum, fateci caso, non fa ridere. È rispettabilissimo e patriottico, ed è stato lo stesso Renzi a coniarlo. Cosa c’è che stona? Dove sta la differenza? Ecco, per rispondere, faremmo meglio a partire all’inizio: ovvero, da come il latino è entrato a gamba tesa in questa storia di leggi elettorali.

Tutto nacque da uno scherzo. A Sartori, la legge Mattarella non piaceva. Col corpo proporzionale e la testa maggioritaria, il sistema gli appariva come un binomio mostruoso: una specie di Minotauro. Cercò dunque di prendere la bestia per le corna. Come? Con un libro di grammatica e con uno di storia.

Cominciò con quello di storia. Nell’antica Roma, il nome delle leggi derivava dal ‘gentilizio’ (il cognome) di chi le proponeva. Qualche esempio? La Lex Pedia, di Quinto Pedio: decreto terribile, emanato dal Senato per “privare d’acqua e di fuoco” (ovvero, dei diritti civili) gli uccisori di Cesare. E ancora, la Lex Iulia: Augusto, che di cognome faceva Giulio, la fece varare, agli albori dell’Impero, contro gli adulteri (e, per inciso, ci punì la sua stessa figlia!).

Sartori prese dunque il cognome del relatore della nuova norma (Mattarella) ma, invece della –a tipica delle leggi romane, ci incollò unum. Così facendo, il nome risultava, alle orecchie dei moderni, veramente latino: Manzoni docet, effetto comico assicurato. Ma bastava questo? No.

Ed è qui che interviene il libro di grammatica. Avete ancora il sussidiario delle elementari? Bene: andate a prenderlo. Da qualche parte, troverete senz’altro scritto questo: che quando usate il suffisso -ello, trasformate ciò di cui state parlando in una cosa piccola, che inspira affetto. Un esempio? Un conto è lavorare (con fatica) il proprio orto; un conto è prendersi cura (con amore e pazienza) del proprio orticello. Capito?

Per un caso fortunato, il cognome del relatore del Minotauro terminava in -ella: assist perfetto. Incollandoci un -um, la bestia si trasformava in una cosa piccola e tenera: da Minotauro che era, sembrava ora un docile vitello. Un’ombra delle antiche leggi romane. Lo si poteva finalmente prendere per le corna.

Allo stesso modo, latinizzando (e ‘diminutivizzando) Porcellum, Consultellum e Rosatellum, perculare le leggi elettorali è diventato un gioco da ragazzi. Altro che antica Roma! All’epoca, la Legge era considerata cosa seria, sacra. Al punto che (scriveva Cicerone) le biblioteche di tutti i filosofi del mondo non eguagliavano in autorevolezza ed utilità il libro le Dodici tavole, il primo codice scritto del diritto romano. Oggi, tutt’altra storia: con le leggi, ci facciamo grasse risate.

Ma c’è qualcuno che è stato più furbo di Sartori. E di tutti noi. Renzi – dicevamo – ha coniato lui stesso Italicum: prima che chiunque potesse proferir verbo e inventarsi un nomignolo per fatti suoi. Ha giocato in contropiede: niente suffisso in –ellum, nessuna connessione col relatore. Se connessione c’è, è con la nostra augustissima Patria. Chi oserebbe prenderla in giro? Una sola cosa ci divertiva, sfottere la legge elettorale: il Rottamatore, purtroppo, ci ha rottamato pure questo.

* dottore di ricerca in Lingua e letteratura greca all’Université de Nantes