Genny l’avevamo lasciato sanguinante, claudicante, distrutto, scaricato all’alba davanti alle Vele di Scampia, in una sorta di rinascita simbolica della serie intera. Ciro, invece, era rimasto in penombra, in una stanza d’albergo, in mezzo al silenzio, interrotto improvvisamente dal trillo di un messaggino sullo smartphone. Inutile dire che nemmeno in ER, o nelle primissime serie tv meglio congegnate, il richiamo a fine episodio, il classico gancio, per ritornare con trepidazione alla puntata successiva, quelli della serie Gomorra lo sanno cucinare a dovere.

Le puntate 5 e 6 della terza stagione, che saranno tra poche disponibili su Sky on Demand (eccezionalmente per andare incontro ai tifosi di Napoli e Juventus) e poi venerdì 1 dicembre come al solito in onda dalle 21.15 su Sky Atlantic, prevedono uno di quei colpi di scena che in molti si aspettano da tempo, ma che, come dire è sempre meglio toccare con mano. L’epopea dei camorristi un po’stilosi e un po’ hypster riparte letteralmente da capo proprio in questi due episodi dove viene messa in scena la ricostruzione dalle fondamenta di un cartello criminale della droga che sappia respirare come pulsava all’epoca quello di Don Pietro da Secondigliano. Il meeting all’alto vertice della serie è di quelli che fanno riabbracciare il franchise sia per chi si era un po’ perduto nella seconda serie, sia per chi vuole riavvicinarsi alla saga dei Savastano ex novo.

Senza rivelare uno spoiler da denuncia vogliamo solo riportare lo scambio di battute tra i due personaggi big che apre il quinto episodio: “Come mai sei tornato?”, “Tenevo nostalgia di casa”, “Ma non è più casa nostra”. Ora, con un aperitivo del genere, seguire il resto del pasto è d’obbligo. Così possiamo anticipare che Enzo “Sangue blu” (Antonio Muselli) al posto del furto di uno stock di trapani che rivende cambiando etichette come prodotti italiani, comincerà a rifornirsi di droga dal mercato russo proponendosi ad un prezzo concorrenziale, e mettendo da parte le piantine di erba coltivate con perizia all’interno di una chiesa sconsacrata. Al suo fianco, il grande suggeritore di una nuova strategia da clan, è proprio Ciro, colui che invita il giovane alleato più che a guadagnare contanti nell’immediato, ad investire ogni ricavo per costruire un nuovo impero. Ed ecco allora che si riparte da un colpo alle Poste, con tanto di buco e tunnel sotterraneo come nel ’77 di Guido Chiesa di Lavorare con Lentezza. Colpo che frutta centinaia di miglia di euro. È il tipico momento drammaturgico dell’ascesa. Qui più vicina alla concitazione di uno Scarface depalmiano che a un più meditativo Corleone coppoliano. La regia, ricordiamolo, di questi due episodi, è di un’inaspettata Francesca Comencini. Anche se ad occhio la cura e la forma dell’insieme Gomorra, sembra derivare da uno stratificato lavoro tecnico d’equipe molto preciso, su cui spicca un notevole lavoro nel suono in presa diretta, cruccio storico della messa in scena Made in Italy (nel cinema un vero disastro) che invece qui rivive con rigore e pienezza, in certi casi persino in modo sovrastante per illustrare alle orecchie dello spettatore l’immersione nel caos della storia. Insomma, Gomorra giunto al giro di boa rilancia con i sei prossimi episodi che andranno in onda l’8, il 15 e il 22 dicembre. L’importante è sapere che l’Immortale di Secondigliano è rinato. Ed anche Genny si sente abbastanza bene.