C’è una domanda che gli italiani dovrebbero fare a Silvio Berlusconi, perché fino a oggi una risposta non c’è mai stata: nella sua ultima intervista, Paolo Borsellino parla dei rapporti tra imprenditori del Nord (citando Berlusconi), di Marcello Dell’Utri (allora a capo di Pubblitalia) e la testa di ponte di Cosa Nostra Vittorio Mangano. Siamo nel luglio del 1992, quando non esiste Forza Italia e non vi era stata alcuna discesa in campo. Perché Berlusconi ha sempre parlato di persecuzioni politiche nei suoi confronti?

I sospetti e le indagini allora in corso non lo riguardavano come politico, lui è sceso in campo nel ’94. Bene, nessuno oggi, anche riascoltando l’intervista a Borsellino, oscurata per tanti anni, spiega bene ai nostri giovani questa semplice cronologia che fuga tantissimi dubbi eliminando le false notizie sul tema. Si sperava che Fabio Fazio – che lo ha intervistato nella sua trasmissione – qualche domanda all’anziano leader su questi argomenti la facesse, solo per onorare il suo personale impegno nella bellissima serata Rai con diretta sull’autostrada di Capaci fatta lo scorso maggio. Tantissimi italiani, condotti da Fazio e Piero Grasso a ricordare quell’epoca, hanno apprezzato l’impegno di quella serata. Invece nulla.

E’ andato in onda, invece, l’inginocchiamento classico che ha reso Berlusconi agli occhi di chi ha visto Rai 1 ieri sera simile all’ultimo Habib Bourghiba tunisino che promette pane e benessere ai suoi cittadini e l’ennesima eliminazione del bollo sulla prima auto (ricordate quello sulla moto del 2006?). Con Fazio prono a seppellire domande su processi, condanne e quant’altro ha caratterizzato la vita di Berlusconi. Oggi nessuno riflette sul fatto che Berlusconi viene citato da Borsellino nel ’92, perché la famosa intervista uscì solo dopo che Berlusconi scese in campo e quindi fu derubricata a attacco politico, a gogna mediatica sul leader di Forza Italia (che non esisteva nel ’92).

Basterebbe considerare il fatto concreto che il fondatore di Forza Italia Dell’Utri oggi è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa per spingere qualsiasi giornalista a fare approfondimenti e domande sulla vita politica e prospettive future del leader del centrodestra. Ma nulla, anzi un intelligente escamotage, l’effetto speciale di un’ulteriore trovata del mago delle illusioni: la sorpresa di un generale dei Carabinieri come premier. Un “abuso d’arma” improprio che ripercorre l’astuta mossa del cavaliere nel ’94 quando chiese ad Antonio Di Pietro di fare il ministro, vicenda sulla quale sono tornati venerdì scorso Peter Gomez e Di Pietro ne La Confessione sulla Nove/Loft, in una puntata con domande abbondanti e sforzi di memoria (da guardare assolutamente).

Se Berlusconi dicesse la verità, la percezione storica che ne avrebbero oggi i nostri giovani sarebbe diversa, e potrebbe addirittura incappare nelle maglie dei regolamenti sugli impresentabili della Commissione Parlamentare presieduta da Rosy Bindi, altro che Strasburgo. Ma siamo sicuri che queste domande come queste siano destinate al tritacarne dell’oblio mediatico italiano. Bisogna prendere atto del Tempo che è.