L’India cerca di arginare le violenze sessuali con un esercito di poliziotte. A Delhi600 agenti agiranno nei vicoli della città per combattere gli stupri, una delle piaghe più rilevanti del paese: secondo quando stabilito la Fondazione Thompson Reuters, la capitale indiana è la capitale mondiale dello stupro, un primato che divide con San Paolo, in Brasile.

Secondo quanto racconta un articolo de La Stampa, le 600 poliziotte vigileranno sulla città armate di kalashnikov, pistole, spray al peperoncino, uniformi con web-cam integrati ed elmetti con auricolari. La Squadra Veloce entrerà in scena il prossimo dicembre e combatterà le minacce in sella a delle moto da corsa gialle. Un modo per rendere più rapidi e accessibili gli interventi: spesso, infatti, le violenze sono compiute nei vicoli della capitale, dove i furgoni della polizia difficilmente riescono a entrare. Nonostante negli ultimi 5 anni le denunce di molestie siano cresciute del 67%, il numero degli abusi è continuato a salire.

Dopo il caso della ventitrenne morta dopo essere stata stuprata da un sul bus da quattro persone (poi condannate a morte), sempre più forti sono state le pressioni della società per ottenere processi rapidi e pene più severe. Nonostante gli sforzi fatti, l’associazione per i diritti umani Human Rights Watch denuncia l’arretratezza del sistema giuridico indiano. Le vittime, infatti, non sarebbero tutelate, con qualche poliziotto che, sempre secondo quanto riportato dalla Stampa, rifiuterebbe di registrare le denunce. In quest’ottica, acquista ancora più importanza la scelta di affidare le delicate operazioni anti-stupro a poliziotte donne, un modo per rendere le vittime più a loro agio.

Un’iniziativa che però da sola difficilmente risolverà il problema delle violenza, come conferma anche Meenakshi Ganguly, direttrice per l’Asia del Sud della Human Rights Watch: “Anche se è molto importante avere più agenti donna, metterle di pattuglia non risolverà necessariamente il problema, che va affrontato fin dall’inizio nelle scuole di addestramento delle reclute di polizia”.  Secondo la Ganguly, sarà fondamentale insegnare a trattare in maniera rispettosa e dignitosa le sopravvissute alle violenza, un modo per facilitare lo sviluppo in maniera corretta delle inchieste “così da arrivare a condanne basate sulla raccolta delle prove”.

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