È il giorno del corteo nazionale di Non Una Di Meno in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Siamo una marea, siamo almeno 150mila”, dicono le organizzatrici. C’è la mamma di Claudia, in piazza: “È stata uccisa nel 2015 dal convivente. Lascia due bambine, oggi di 4 e 6 anni”, dice con la voce spezzata. Tanti sono i palloncini rosa che si levano sul corteo: hanno tutti un nome e cognome, quello delle donne morte per femminicidio nell’ultimo anno. “Abbiamo presentato un piano di proposte e di azione che chiede di considerare la violenza maschile sulle donne come endemica e strutturale“, spiega a ilfattoquotidiano.it Daniela Amato, operatrice antiviolenza e portavoce di Non Una Di Meno. “Chiediamo educazione nelle scuole. Chiediamo una formazione a tutti i livelli, a partire dalle figure professionali che possono entrare in contatto con le sopravvissute”. E stop all’obiezione di coscienza: “Gli ospedali pubblici sono laici”, dice da NUDM Roma Simona Ammerata. “O cambi mestiere, o vai a lavorare nel privato”.

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