Scontro rovente a L’Aria che Tira (La7) tra il segretario confederale Cgil, Maurizio Landini, e Massimo Colomban, imprenditore ed ex assessore della giunta romana di Virginia Raggi. Il tema affrontato è la crisi dell’economia e la disoccupazione. Colomban è tranchant: “Il lavoro aumenta incrementando le imprese. Com’è possibile per un imprenditore affrontare il mercato, se mettiamo ulteriori vincoli, come l’articolo 18? In certi Stati il lavoratore viene pagato molto di più, perché c’è minore disoccupazione, e quindi ogni imprenditore si cerca di portar via il lavoratore bravo. Logicamente il lavoratore deve fare il suo lavoro. Il lavoratore fannullone cercherà sempre la difesa“. “Sto friggendo” – commenta Landini – “Quando si continua a parlare di ‘lavoratore fannullone’, a me girano un po’ le scatole. Gli unici che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo sono i lavoratori”. “Anche gli imprenditori”, puntualizza Colomban. “Non tutti” – replica il sindacalista – “Ci sono anche quelli che evadono il fisco. Ovviamente ci sono anche gli imprenditori onesti”. “Sono la stragrande maggioranza”, ribatte l’imprenditore. “Se ci sono 120 miliardi di evasione fiscale, non sono né i lavoratori dipendenti, né i pensionati a evadere“, sottolinea Landini. “Questa è una bufala“, osserva Colomban. L’ex segretario generale della Fiom continua: “Quello che mi fa girare le scatole è che quelli che pagano le tasse spiegano a quelli che le pagano che bisogna togliere i diritti a coloro che pagano le tasse. Capite che qualcosa non funziona? In questo studio dite che non bisogna essere ideologici. Ricordo che dal 1970 al 2008 il Paese era in crescita, eppure c’era l’articolo 18. Ora l’hanno tolto, insieme alle pensioni. Come siamo messi? Meglio?”. E aggiunge: “Un Paese civile degno di questo nome deve considerare un diritto il fatto che una persona possa lavorare, senza essere ricattato da nessuno. E questo non è né di destra, né di sinistra. I diritti nel lavoro sono necessari per permettere alle persone di realizzarsi nel lavoro. Se questo principio viene messo in discussione, si arriva alla mercificazione del lavoro. Se io ti licenzio, anche se non ho ragione, e se lo posso fare dandoti un po’ di soldi, vuol dire che si possono comprare e vendere a piacimento le persone”

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