Sos plastiche in mare. Tanto se ne parla, poco si fa in concreto. Vogliamo rilanciare anche noi l’appello delle principali associazioni ambientaliste perché al Senato della Repubblica venga al più presto approvatala proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici, già licenziata dalla Camera un anno fa. Le associazioni chiedono di seguire la strada già tracciata da molti altri paesi che si stanno adoperando per implementare normative adeguate contro questi inquinanti, tra cui gli Stati Uniti, che hanno proibito la produzione di cosmetici contenenti microplastiche da luglio 2017. Eravamo i primi a presentare una norma sulle microplastiche e stiamo divenendo gli ultimi per il disinteresse della nostra politica.

Cari amici e amanti del mare, ricordatelo bene quando tra poco andrete a votare. Saponi, creme, gel, dentifrici: sono tantissimi i prodotti cosmetici in commercio che contengono al proprio interno frammenti o sfere di plastica di dimensione inferiori a 5 millimetri. L’industria cosmetica utilizza, infatti, microplastiche come agente esfoliante o additivo in diversi prodotti di uso quotidiano. Quello che molti consumatori ignorano è che queste microplastiche non vengono trattenute dai sistemi di depurazione e finiscono così direttamente in mare.

Le microplastiche generano un inquinamento incalcolabile e irreversibile. Lo stesso Rapporto Frontiers 2016, rilasciato dall’Unep, inserisce l’inquinamento da microplastiche negli oceani tra le sei minacce ambientali emergenti. Molti studi confermano che una volta in mare queste vengono ingerite dalla fauna, assieme alle sostanze tossiche accumulate. Il rischio è anche lo squilibrio della catena alimentare: pesci e molluschi contaminati da plastica e inquinanti possono finire così sulle nostre tavole.

Per questo Marevivo, Legambiente, Greenpeace, Lav, Lipu, MedSharks e Wwf, hanno lanciato l’appello #Faidafiltro, per chiedere al presidente del Senato Pietro Grasso e a tutti i senatori di approvare al più presto la proposta di legge per bandirle anche in Italia.  L’appello ha già visto l’adesione di molte personalità del mondo della ricerca scientifica, dello spettacolo, dello sport, del mondo produttivo: da Maria Cristina Fossi, esperta mondiale dell’interazione delle microplastiche sulla fauna marina, al fisico Valerio Rossi Albertini; da Piero Angela a Don Luigi Ciotti; da Giovanni Soldini a Licia Colò; da Neri Marcorè a Nicola Piovani. Non mancano all’appello i Parchi nazionali, le Aree marine protette e neanche l’Industria. Ma ciascuno di noi può contribuire firmando l’appello su change.org o semplicemente diffondendo la notizia. Bisogna creare una grande onda di protesta.

“Oggi– denunciano le associazioni ambientaliste promotrici dell’appello– il tema dei rifiuti in mare e sulle spiagge è una delle nuove emergenze a livello globale e la plastica è la maggiore componente . Si stima che ogni anno finiscano nel mare e negli oceani otto milioni di tonnellate di plastica e, secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito, nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. Quello che ci preoccupa è poi l’inquinamento invisibile e incalcolabile legato alle microplastiche. Le fonti sono diverse, comprese le migliaia di microparticelle di plastica contenute nei prodotti per la cosmesi che ogni giorno arrivano in mare direttamente dagli scarichi. Una fonte questa, che si può eliminare da subito, mettendone al bando l’utilizzo”.