“Ho dei figli minori, non ho niente da dire. Vi denuncio”. Si rivolge così Maria Concetta Riina, la maggiore dei quattro figli di capo dei capi, ai giornalisti che l’aspettavano davanti alla sezione di Medicina Legale dell’ospedale Parma, dove è stata fatta l’autopsia del padre, morto a 87 anni il 17 novembre. L’ospedale del capoluogo è stato presidiato da polizia e carabinieri in divisa all’accesso della sezione e all’interno con personale in borghese. A disporre l’autopsia sulla salma del boss corleonese è stata la procura di Parma “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario”. I risultati dell’esame autoptico arriveranno entro 60 giorni. Erano presenti il medico legale Rosa Gaudio, nominato dalla procura e entrata da un ingresso secondario, e un consulente tecnico incaricato dalla famiglia Riina. Riina verrà seppellito nel cimitero comunale di Corleone, dove già si trovano ex capi mafia come Michele Navarra, Luciano Liggio e le ceneri di Bernardo Provenzano. La salma sarà trasferita nei prossimi giorni in Sicilia, probabilmente lunedì.

Anche la vedova di Riina, Ninetta Bagarella, e il figlio Salvo avevano raggiunto l’istituto. Sono arrivati a bordo di una Panda e Salvo ha aperto la portiera alla madre, prima di entrare da una porta sul retro. La visita della famiglia è durata poco meno di 30 minuti. “Fatemi camminare, non vi voglio neanche vedere“, ha detto Ninetta Bagarella ai cronisti. “Non posso parlare, ho dei figli minori, tre bambini piccoli che vedono la foto della madre sui giornali. Forse voi non avete capito. Ho dei figli da tutelare, per cortesia smettetela” ha ripetuto, accerchiata da fotografi e cameramen, Maria Concetta Riina chiedendo “rispetto per il dolore di una famiglia” e non rispondendo alla richiesta di spiegare il messaggio postato ieri su Facebook, dove invitava al silenzio.  Con lei l’avvocato della famiglia, Luca Cianferoni. “Là c’è un cadavere, ve ne dovete andare, questa non è stampa. Questo è scandalismo”, ha detto il legale, mentre a un cronista che gli ha ricordato come Riina non si sia mai pentito, fino all’ultimo, ha risposto: “Ma come si permette?”. 

Attorno all’ospedale anche tanti curiosi, alcuni dei quali sono stati identificati dagli uomini delle forze dell’ordine. Almeno due di questi erano siciliani e hanno spiegato, anche ai cronisti, di essere semplici curiosi. “Sono un siciliano che si trova dentro l’ospedale di Parma, ho saputo che c’è stato questo evento e sono qui per curiosità”, ha detto uno di loro, spiegando di essere nato a 50 chilometri da Corleone. Da siciliano cosa pensa di Riina? “Tutto quello che si dice sulla stagione della mafia, io non l’ho mai sentito. Ci sono state delle stragi, c’è stata quella di Falcone e poco prima ci sono passato per quella strada, potevo incapparci pure io. Qui c’è una persona che è morta, è stata condannata: basta. Per me è morto un papà, che ha quattro figli”. Dopo essere stati identificati, i “curiosi” se ne sono andati.