Luis Bacalov era tra i più celebrati compositori di musica da film degli ultimi 40 anni, se ne è andato a 84 anni a Roma, sua città d’adozione, lui che era argentino di nascita. Per il grande pubblico era entrato nel mito con la colonna sonora del Postino di Massimo Troisi, che nel 1995 gli valse l’Oscar: a tutti era diventato familiare il tema del film, semplice e diretto, affidato eloquentemente ad uno strumento popolare come la fisarmonica, a voler rappresentare il cuore puro del protagonista a metà tra la riflessione politica e la personale emozione amorosa il tutto filtrato dalla poesia del grande Neruda.

Ma in realtà la carriera di Bacalov era stata assai variegata e lunga, già allora costellata di grandi partecipazioni. Basti pensare che a sua cura erano state le musiche di un capolavoro assoluto come Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini o Django di Sergio Corbucci, uno dei vertici del genere del western all’italiana, o di un film intenso e di denuncia come A ciascuno il suo di Elio Petri dal romanzo di Leonardo Sciascia.

Bacalov era nato a Buenos Aires nel 1933 da una famiglia ebraica di origini bulgare, dopo aver studiato prima in Argentina pianoforte, si trasferisce nei primi anni 50 in Europa, prima in Spagna e poi Parigi e infine in Italia, che diventerà la sua seconda patria. Compositore assai prolifico inizia la sua carriera come arrangiatore per canzoni per Nico Fidenco, Umberto Bindi, Sergio Endrigo. Contemporaneamente inizia a farsi un nome come autore di colonne sonore.

Il solido mestiere di compositore e la vena facile e fertile di melodista hanno fatto sì che i suoi motivi siano diventati iconici: basti pensare alla citazione di uno di questi in Kill Bill di Tarantino, regista che tanto ama il cinema italiano degli anni Sessanta specie nella sua variante popolare, come gli spaghetti western, le cui colonne sonore sono state ‘alimentari’ per così tanti compositori di razza come Bacalov e Morricone. Ma Bacalov era un compositore vero, di vaglia. Sapeva amministrare i suoi talenti e li volle anche trasmettere alle generazioni future: tenne infatti nella prestigiosa Accademia Chigiana la cattedra di composizione di musica da film. Tanti giovani si sono potuti abbeverare alla sua enorme competenza e al suo sterminato dominio della tradizione.

Artista poliedrico non aveva mai accettato di vivere la composizione come ascetico mestiere, il suo talento era quello di rimanere accanto al suo pubblico, come autore, come esecutore e come arrangiatore. E’ stato un autore popolare e con enorme orgoglio, con un immenso talento e che sicuramente nel panorama odierno (assai più accogliente rispetto a quello in cui si era formato) avrà il suo giusto posto.