È il punto di partenza, non quello d’arrivo. Chi ha pagato prezzi personali e chi ha lavorato tenacemente per imporre il tema non può che gioire alla notizia del sì definitivo alla legge sul whistleblowing a tutela di chi denuncia il malaffare, perché gli Snowden d’Italia avranno le spalle più coperte. Ma al tempo stesso non possono non segnalare i limiti del testo licenziato, a partire dalla mancanza di un fondo di ristoro per le vittime e dall’inefficacia delle tutele sul fronte privato. “Gioia, che altro dire?”. Federico Anghele di Riparte il Futuro scende dal taxi che ancora incredulo: “E’ un provvedimento su cui noi, insieme a Transparency e la relatrice lavoriamo da tanto tempo. Non pensavamo di riuscire ad arrivare a questo risultato che va oltre ogni aspettativa, nei tempi e poi approvato da una maggioranza molto più trasversale che in passato, in Senato e in prima lettura alla Camera”. L’approvazione di per sé è un segnale forte e positivo, sostiene Anghele dell’associazione che, dopo il Foia sull’accesso agli atti, ha lavorato a lungo per portare a casa un secondo, storico, risultato. “E’ frutto anche delle pressioni della società civile e dimostra che non è vero che i cittadini non possono influire sulle decisioni politiche. Abbiamo fatto una campagna per sensibilizzare e far capire che dietro quel termine inglese così ostico si celano storie ed esperienze umane di ingiustizia e sofferenza umana di chi finora ha subito ritorsioni per aver fatto nient’altro che il proprio dovere“.

E siamo ai limiti di una legge “sicuramente perfettibile”. Su tutti il fatto che sia stato “tagliato fuori” il fondo di sostegno ai denuncianti. “Il testo approvato – spiega Anghele – prevede un rimborso successivo per le spese di natura legale sostenute ma il fondo avrebbe permesso a chi segnala e la cui segnalazione sia dichiarata ammissibile di avere subito un sostegno che gli consenta di avere coperte sia le spesa di natura legale che quelle diverse, come quelle mediche perché spesso chi denuncia va incontro a ritorsioni che provocano danni anche di natura sanitaria, psicologica. Al Senato uno degli emendamenti presentati da Maria Mussini del Misto e la stessa Anac ma anche noi avevamo spinto perché il fondo entrasse nel provvedimento. Poi la commissione Bilancio ha dato parere negativo. E’ stato approvato un odg che dice che lo si prevederà ma nella legge licenziata oggi non c’è”.

Ma non è il solo limite. Andrea Franzoso è assurto a simbolo di questa battaglia avendo denunciato gli arraffamenti dentro Ferrovie Nord che ha poi raccontato nel libro Il Disobbediente (edizioni Paper First). “Sicuramente sul fronte privato la legge è a dir poco carente”, racconta al fattoquotidiano.it. Cosa voglia dire è scritto nella sua stessa vicenda giudiziaria. “Ferrovie Nord è una società semipubblica”, racconta. “Con la sentenza del 24 ottobre scorso il tribunale ha condannato l’ex ad Norberto Achille per peculato, perché il giudice ha evidentemente ritenuto prevalente la natura pubblica. Ma io quando ero dentro sono dovuto andare dai carabinieri perché all’interno la volevano imboscare. L’unico canale previsto era la legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli amministratori, che prevede però la possibilità di segnalare un illecito solo agli uffici interni all’azienda senza alcuna protezione”. Franzoso auspica allora l’estensione e il rafforzamento di questa legge in ambito privato con la previsione, magari, di un organismo esterno e indipendente che possa esercitare funzione di raccolta delle segnalazioni e di protezione del segnalante. “Non meno debole è la variabile dei soggetti tutelati perché dalla legge sono spariti i consulenti, quando proprio il commercialista è quello che si accorge delle irregolarità ma non le segnalerà mai se questo significa automaticamente e solo perdere l’incarico”. E cita come esempio Antoine Deltour, la sentinella dello scandalo LuxLeaks, consulente di PricewaterhouseCoopers poi condannato per sottrazione di documenti riservati che svelavano gli accordi fiscali segreti tra il Lussemburgo e diverse multinazionali tra il 2002 e il 2010. “Qui si tocca un altro limite della nuova legge – conclude Franzoso – quando si formula in maniera ristretta l’alveo delle responsabilità e degli interessi che tutela. La legge fa riferimento alla salvaguardia del buon andamento dell’azienda o dell’amministrazione quando molte segnalazioni possono riguardare fattispecie che non hanno nulla di illegale ma molto di inopportuno, come gli ultimi Panama Papers”.