Faccia a faccia a Dimartedì (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il presidente del Pd, Matteo Orfini, sul caso Consip. Travaglio fa una rapida sintesi della vicenda: ” Ci sono degli indagati: due sono ai massimi vertici dei carabinieri, il comandante generale indagato per una soffiata, Tullio Del Sette, e il generale Emanuele Saltalamacchia, che capeggia i carabinieri toscani ed è indagato per fuga di notizie C’è poi il ministro Luca Lotti, anch’egli indagato per fuga di notizie, e altri. Chi salta di questi? Nessuno. O meglio, salta l’unico non indagato, il testimone: Luigi Marroni, l’ex ad di Consip. E’ possibile mai che i carabinieri che fanno le in,dagini su Consip per conto della procura di Roma, possano mai indagare il loro comandante? In che condizioni viene messo un carabiniere che fa le indagini, se sa che uno degli indagati principali è il suo capo supremo, da cui dipende la propria carriera?”. Orfini sottolinea: “Poco a poco è emerso qualcosa di chiaro e cioè che forse ci sono pezzi di apparato dello Stato che hanno cercato di fabbricare prove false al fine di colpire l’allora presidente del Consiglio, col tentativo di levarlo da Palazzo Chigi. Poi ci si è levato da solo, perché abbiamo perso il referendum del 4 dicembre. Però a me la cosa enorme della vicenda Consip pare questa: pezzi dello Stato che cercavano di fabbricare prove false per indagare o arrestare il padre di Renzi, che nulla aveva fatto, e per colpire il presidente del Consiglio. In un Paese normale ci si preoccupa di questo”. “No” – risponde Travaglio – ” il cuore dell’affaire Consip è l’appalto da 2 miliardi e 700 milioni di euro che gestiva questa centrale unica di acquisto dello Stato e che alcuni personaggi cercavano di indirizzare verso i loro amici. Tra questi personaggi, secondo l’accusa, ci sarebbe il padre di Renzi insieme al suo galoppino Carlo Russo“. E aggiunge: “Questa inchiesta sul più bello, forse quando stanno per essere pagate le tangenti, viene rovinata da una fuga di notizie, per cui sono indagati i vertici dell’Arma dei Carabinieri e il ministro Lotti. Poi in una informativa il carabiniere Scafarto confonde due nomi e attribuisce una frase a uno, anziché a un altro. Si vedrà se l’ha fatto apposta o no. Ma da qui a dire che stava fabbricando prove per rovesciare Renzi ce ne passa”. “E’ un po’ più articolata la vicenda”, replica Orfini. E Travaglio puntualizza: “Peraltro, le date non quadrano. Quell’informativa è stata scritta tra la fine di dicembre e gli inizi di gennaio, dopo che Renzi si era dimesso il 5 dicembre

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