Decide un derby in seconda categoria ed esulta con il saluto romano e mostrando una maglietta con il simbolo della Repubblica di Salò. È successo a Marzabotto, città teatro di uno degli eccidi più feroci dei nazi-fascisti.
La gara, valida per la nona giornata del campionato di seconda categoria, si è disputata domenica 12 novembre. La capolista Marzabotto riceve i vicini del 65 Futa, squadra di Loiano. Dopo il vantaggio iniziale dei padroni di casa, gli ospiti pareggiano e segnano il gol vittoria in pieno recupero. Poi, l’esultanza, inequivocabile. Un gesto che ha scosso il piccolo comune emiliano, che poco più di un mese fa commemorava il 73esimo anniversario della strage. “Lo sport deve educare ai valori della Costituzione – ha dichiarato in un comunicato il sindaco della città Romano Franchi – È un atto premeditato che non giustifica nessuna ragione”. Franchi, assieme alla giunta comunale, ha fatto sapere che procederà per via legali per chiedere l’applicazione delle leggi esistenti che punisco il reato di apologia di fascismo (Legge Scelba e legge Mancino).

La protesta della giunta coinvolgerà anche la Figc, la federcalcio italiana. “Chiediamo immediate misure nei confronti della società 65 Futa che prevedano l’allontanamento del giocatore dai campi di calcio”. Secondo il comunicato, è assai improbabile che i dirigenti non si siano accorti della maglietta che il giocatore ha indossato sotto la tenuta di gioco. “È una questione di rispetto per la memoria di chi ha dato la propria vita per la libertà e la democrazia”.

La risposta della società – La società di Loiano ha però ribadito la propria estraneità: “Non eravamo a conoscenza della maglia indossata dal ragazzo, nel caso un qualsiasi giocatore o dirigente l’avesse vita ovviamente avrebbe impedito categoricamente di indossarla”. Nel comunicato pubblicato sulla propria pagina Facebook, la società ha fatto sapere che il giocatore è stato sospeso e sarà multato. “Ci scusiamo per l’accaduto con tutte le persone colpite nel profondo da questo gesto, chiediamo scusa a tutti a nome nostro e del nostro tesserato”.

Scuse che sono arrivate anche dallo stesso calciatore, pubblicate sempre sulla pagina social del club: “Voglio esporre il mio più totale e sincero pentimento. So di aver offeso tutta la comunità di Marzabotto, ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze. Nessuna mia parola potrà cancellare il mio sconsiderato gesto. La società e i miei compagni – conclude – non sapevano della maglietta incriminata e delle mie intenzioni di mostrarla”.

Il comportamento del ragazzo è stato condannato anche dal ministro dello Sport Luca Lotti: “È inaccettabile, Marzabotto è un luogo simbolo di un’immane tragedia che merita rispetto della memoria. Un gesto che non va sottovalutato ma condannato con fermezza”. Parole che rispecchiano quelle di Carlo Tavecchio, presidente della Figc: “Gesto inqualificabile, ho parlato con il presidente del comitato regionale Emilia Romagna Paolo Braiati sollecitando un intervento immediato per consentire alla giustizia sportiva di prendere provvedimenti”. Gli atti sono stati già stati inviati alla Procura federale.

L’Anpi: “Il fascismo è un reato” – Sulla vicenda era intervenuta la sezione Anpi di Marzabotto: “Il fascismo è un reato, non una semplice opinione. Marzabotto ne è la dimostrazione tangibile”. Il comunicato, firmato dal presidente Alessandro Borghi, invita la società e il calciatore a visitare il Sacrario dei caduti e “chiedere pubblicamente scusa per quanto fatto ieri”. “La memoria è fatta di atti concreti e gesti formali. Non possiamo archiviare episodi di questo tipo come semplici ‘ragazzate’. Il caso in oggetto dimostra che vi è un generale clima favorevole all’emergere di tali fenomeni che vanno stroncati alla radice. Ci auguriamo che la giustizia sportiva faccia il suo corso”. Una speranza condivisa anche dal Partito Democratico della cittadina emiliana: “Chiediamo una punizione esemplare, perché oltre alla grave violazione delle leggi, con questi gesti è stato umiliato e offeso l’intero territorio di Marzabotto, che degli orrori di quell’ideologia è stato vittima”. La nota è firmata dalla segretaria Anna Maria Testa: “Fare il saluto romano è reato, lo ha stabilito la Corte di Cassazione – continua il comunicato – si richiama all’ideologia fascista e a valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza. Per essere punito il saluto romano non richiede che le manifestazioni siano caratterizzate da elementi di violenza, e fare questo gesto è di per sé giustificativo della condanna”.

L’eccidio di Marzabotto è considerato il più feroce atto messo in atto dai nazisti in Italia. Dal 29 settembre al 5 ottobre del 1944, le SS guidate dal maggiore Walter Reder uccisero 770 civili tra uomini, donne, bambini e anziani. Una rappresaglia nei confronti della Resistenza partigiana. I rastrellamenti nella colline del Monte Sole colpirono i comuni di Marzabotto, Grizzana e Monzuno.