Nei novanta minuti della verità di Italia-Svezia, gli azzurri avranno al loro fianco i 70mila e passa di San Siro. Eppure nella bolgia di Milano saranno soli come mai prima d’ora. “Speriamo di perdere”, “forse è meglio non andarci ai Mondiali”: nei bar e sui social network, sono tanti i commenti di chi ormai quasi si augura una sconfitta. Perché questa squadra non piace a nessuno, e i “gufi” della nazionale sono sempre di più.  I nemici di Carlo Tavecchio, i possibili eredi di Gian Piero Ventura, i media ostili, i tifosi esasperati dalle scelte del ct e distaccati da una squadra senza identità e identificazione, le rivali internazionali e persino qualche grande club che non si strapperebbe i capelli all’idea della mancata qualificazione. Per colpe anche e soprattutto sue, l’Italia di Ventura è la nazionale più odiata di sempre. Ed è in questo clima che stasera si giocherà la partita che può riscrivere in negativo la storia del calcio italiano. A parole, sono tutti sostenitori azzurri. Sotto sotto, però, in tanti ai piani alti pensano di poter trarre giovamento da un eventuale tracollo azzurro. L’apocalisse, come l’ha definita Carlo Tavecchio. E si sa che il giudizio universale spazza via tutto. L’attuale dirigenza si è fatta un sacco di nemici negli ultimi anni, che adesso l’aspettano al varco: c’è chi vuole vendicarsi, o chi semplicemente si augura che un repulisti generale accelererebbe il processo di riforme bloccato del nostro calcio. Un buon motivo per tifare contro l’Italia? Forse no, ma di sicuro per trovare rapida consolazione dalla possibile sconfitta.

I palazzi del potere, insomma, sono pieni di avvoltoi. Ma non è che il sentimento diffuso tra la gente sia molto più benevolo. I tifosi odiano Ventura, diventato suo malgrado il simbolo di un commissario tecnico mediocre, sclerotico, raccomandato. Lui ci ha messo del suo, con scelte poco comprensibili e dichiarazioni che spegnerebbero l’ardore dei sostenitori più accesi. Il resto l’hanno fatto i giocatori: i senatori svogliati, i giovani senza tempra, nessun campione da sognare la notte, nessun gregario in cui identificarsi di giorno. Al netto dello stadio pieno (frutto di biglietti praticamente regalati), la disaffezione nei confronti della nazionale è palpabile. Qualcuno proprio ce l’ha con questa squadra, altri temono che qualificandosi per la Russia si andrebbe solo in contro ad una figuraccia peggiore. Il risultato è lo stesso: a memoria, non si ricorda una nazionale meno amata di questa. Forse solo quella del 2006, post Calciopoli e pre Mondiali ovviamente. Ma lì almeno c’erano i vari Totti, Del Piero &co. a scaldare gli animi. Qui Parolo e Gabbiadini.

Poi ci sono quelli che si muovono intorno alla nazionale, gli interessi connessi, le ricadute eventuali, i benefici indiretti. Prendiamo l’esonero di Ventura, ad esempio: la panchina della nazionale può far gola a molti, grandi nomi o piccoli traghettatori, per cui diventare ct sarebbe il colpo della vita. Oppure le rivali storiche del nostro Paese, Francia e Germania, Brasile e Spagna: questa Italia ora come ora non fa certo paura a nessuno, ma potendo scegliere, meglio levarsela subito di torno che ritrovarsela in Russia. Persino i grandi club hanno il loro tornaconto: tradizionalmente ostili ai raduni della nazionale, agli infortuni che rovinano una stagione, alle competizioni estive che fanno saltare la preparazione e il precampionato; con la nazionale a casa gli azzurri possono tenerseli tutti per loro. Insomma, ognuno stasera avrà il suo buon motivo per “gufare” la nazionale più antipatica di sempre. Anche se poi da un Mondiale senza Italia, la prossima estate e negli anni a venire, ci rimetteremo tutti.

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