Il giorno dopo fa ancora più male. Perché al fischio finale c’era soprattutto incredulità per il risultato, dolore per le botte prese dai vichinghi svedesi, rabbia nei confronti di Ventura (ormai non più solo capro espiatorio) e di una nazionale irriconoscibile. Adesso tutta Italia realizza davvero di essere ad un passo dal non andare nemmeno ai Mondiali. Nella gara di ritorno servirà una mezza impresa per ribaltare l’1-0 di Stoccolma. Difficile: il risultato è la peggior sconfitta di misura che c’è, la nazionale è nel pallone, la pressione schiacciante. Ma non impossibile: non resta che aggrapparsi a San Siro, alla tradizione e ai limiti altrui per battere la Svezia. E pure questa Italia di Ventura.

RISULTATO, PRESSIONE, ALLENATORE: PASSA LA SVEZIA – Al momento del sorteggio (sfortunato: la Svezia era e si è confermata il peggior avversario possibile) le percentuali di passaggio del turno erano 60-40% in favore dell’Italia. Ora probabilmente sono precipitate sotto il 30%. Nel doppio confronto non c’è sconfitta di misura più brutta dell’1-0 fuori casa. Ti espone a dover vincere nel ritorno, e soprattutto a non dover subire gol. A questo punto può bastare un episodio, un calcio d’angolo, un’altra deviazione casuale su un tiro da lontano per dire addio al Mondiale. L’Italia si trova in una situazione scomoda, ci si è messa da sola. Non può più sbagliare, e nessuno le perdonerà nulla. Il clima generale è ostile, la pressione insostenibile. E questa nazionale ha dimostrato di non saperla gestire. A partire dal commissario tecnico. Spiace dirlo, ma in questo momento Gian Piero Ventura è davvero un handicap per l’Italia: completamente nel pallone, come fanno intuire le dichiarazioni a fine partite e le scelte di formazione senza né capo né coda, incapace di comprendere i problemi e individuare le soluzioni. E la squadra, con i leader bolliti e i giovani poco carismatici, si adegua alla sua guida. Per andare in Russia bisognerà superare anche e soprattutto i nostri stessi limiti.

SUPERIORITÀ, TRADIZIONE, SAN SIRO: PASSA L’ITALIA – Per fortuna ci sono anche delle buone notizie. Il risultato dell’andata è negativo, certo, ma anche un po’ casuale: l’Italia ha giocato malissimo a Stoccolma ma non avrebbe meritato di perdere, ha preso gol sull’unico tiro in porta, innocuo e deviato, degli avversari. La Svezia è una squadra mediocre, avrebbe potuto continuare a fare a sportellate per tre ore senza mai segnare. Mentre in difesa è forte fisicamente ma lenta, mossa rapidamente va subito in crisi. Ci sono tutte le possibilità di vincere, senza subire reti. Basterebbe una partita da Italia. E fare peggio che a Stoccolma onestamente è difficile. Gli azzurri hanno le armi per poter ribaltare il risultato: la fantasia di Insigne (e perché no, anche di El Shaarawy, Eder, Jorginho), la tradizione che non vince le partite ma qualcosa vorrà pur dire. E poi Milano. “San Siro ci prenda per mano”: è una delle poche cose sensate che ha detto Ventura negli ultimi tre mesi. La FederCalcio non lo ha scelto per caso, forse fiutando quanto sarebbe stata decisiva la gara di ritorno. Se c’è uno stadio in Italia che può spostare gli equilibri è San Siro: stracolmo (sono attesi quasi 80mila spettatori), caldissimo. Abituato a gare storiche e imprese clamorose. A questa piccola Italia non resta molto altro.

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