I sondaggi lo davano per vincente e così è stato. Il democratico Bill de Blasio è stato rieletto sindaco di New York per il secondo mandato, sconfiggendo la candidata repubblicana Nicole Malliotakis e diversi candidati di terzi partiti. Un trionfo annunciato, ma che assume particolare rilevanza sul piano nazionale, sia per il fronte democratico sia per l’eventuale sfida a Donald Trump nel 2020.

Il primo cittadino di origini italiane aveva la vittoria in tasca, ma la posta in gioco era ben più alta: la campagna che de Blasio ha impostato per conquistare il secondo mandato è stata tutta contro Donald Trump e i suoi valori. Insomma, un test personale in vista delle elezioni presidenziali del 2020 e un esame per il Partito democratico in attesa del voto di metà mandato, il prossimo anno. Secondo un sondaggio condotto da Washington Post e ABC, se si votasse oggi per le elezioni di medio termine i democratici vincerebbero a valanga, nonostante la mancanza di un leader o di una figura credibile a livello nazionale, al di là dell’ex presidente Barack Obama.

Il voto a New York è un po’ un assaggio del test elettorale del 2018, ma un esame facile da superare: a New York infatti ci sono sette democratici per ogni repubblicano. A rendere la partita di New York meritevole di attenzione è il fatto che de Blasio rappresenta la linea dura della sinistra americana, simile a grandi linee a quella portata avanti da Bernie Sanders, l’ex candidato sfidante di Hillary Clinton. Proprio con Sanders al suo fianco de Blasio ha trascorso gli ultimi giorni di campagna elettorale, alla quale ha partecipato anche la senatrice Elizabeth Warren, paladina anti-Wall Street e una delle voci più critiche contro Trump al Congresso.

Bill de Blasio ha comunque centrato un obiettivo importante: diventare il primo democratico a vincere un secondo mandato da sindaco di New York dal 1985. Mentre le alleanze con Sanders e Warren sembrano confermare le sue aspirazioni ad una candidatura per la presidenza fra tre anni. Aspirazioni che però potrebbero scontrarsi con il “nemico” di sempre: Andrew Cuomo. I rapporti fra il sindaco di New York e il governatore dello Stato sono da sempre tesi, con ripetuti battibecchi pubblici. E Cuomo è uno degli uomini su cui i dem potrebbero scommettere per il 2020.
Il partito Democratico ha vinto le elezioni anche negli Stati della Virginia e del New Jersey nel giorno dell’anniversario del primo anno di Donald Trump alla Casa Bianca. In New Jersey, roccaforte di Chris Christie, uno dei principali consiglieri di Trump durante la sua campagna elettorale, il candidato democratico Philip Murphy, ha sottratto il governo dello Stato ai repubblicani. Christie era governatore dal 2010 ma non si è potuto ricandidare per il terzo mandato: al suo posto la vicegovernatrice dello Stato, Kim Guadagno. Con quasi tutte le schede scrutinate, Murphy ha ottenuto circa il 55,6% dei voti contro il 42,5% di Guadagno